Il panorama internazionale è segnato da un fitto e contrastante ping pong di dichiarazioni incrociate tra Washington e Teheran sull’andamento dei negoziati. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato su Truth che i colloqui tra Usa e Iran stanno procedendo positivamente, smentendo le voci di un blocco diplomatico. Secondo il leader americano, la Repubblica Islamica ha accettato ispezioni nucleari al massimo livello e a tempo indeterminato per garantire la trasparenza nucleare, ponendo questa condizione come vincolo imprescindibile per il proseguimento del dialogo. Al contrario, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha smentito questa ricostruzione durante una conferenza stampa a Teheran, dichiarando con fermezza che l’Iran non permetterà all’Aiea di accedere ai siti nucleari colpiti dai recenti bombardamenti israelo-americani, aggiungendo che non è stato registrato alcun incontro con il direttore dell’agenzia Rafael Grossi né esiste un calendario preciso per le verifiche.
Un’analoga divergenza si riscontra nella gestione dei fondi iraniani scongelati. Trump ha assicurato che il denaro confluirà in un conto controllato dagli Stati Uniti sotto forma di deposito fiduciario del Tesoro, e che Teheran sarà obbligata a utilizzarlo esclusivamente per comprare beni americani, in particolare cibo e forniture mediche come mais, grano e soia a beneficio degli agricoltori statunitensi. Di contro, la diplomazia di Teheran ha rigettato categoricamente queste restrizioni: Baghaei ha accusato gli Stati Uniti di voler speculare per ottenere profitti commerciali e ha rivendicato che i beni sbloccati saranno utilizzati in assoluta libertà dal governo iraniano, senza alcun vincolo di destinazione.
Sul fronte strategico della sicurezza marittima, le parti concordano sul fatto che lo Stretto di Hormuz è completamente aperto al traffico commerciale per una finestra iniziale di sessanta giorni senza pedaggi, come confermato dall’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite a Ginevra, Ali Bahrain. I flussi di navigazione hanno già registrato un incremento significativo con il passaggio di trentacinque navi in un solo giorno, sebbene il volume di traffico sia ancora a meno di un terzo rispetto ai livelli pre-conflitto.
Nonostante la riapertura della rotta, Trump ha specificato che le navi Usa rimangono nello Stretto e manterranno la posizione per essere pronte a ripristinare il blocco navale in caso di necessità, pur ritenendo tale scenario improbabile. Infine, lo sguardo di Teheran si estende anche allo scacchiere regionale: commentando la complessa guerra tra Israele e Hezbollah, Baghaei ha preannunciato che tra le parti si raggiungeranno gli accordi definitivi nei prossimi giorni, sottolineando che la fine delle ostilità in Libano e il blocco degli attacchi israeliani rappresentano un obbligo integrato nei passati e presenti tavoli negoziali sostenuti dagli Stati Uniti.
Eliza Anton
