Proseguono le indagini sul caso delle sorelle Alisya e Sarah Di Giacinto, le ragazzine di 16 e 12 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo, e ritrovate l’altro ieri sera a Formia, in provincia di Latina, dopo due settimane di ricerche. In seguito al ritrovamento, la madre Valentina D’Acunto, il padre Marco e il compagno della donna Vincenzo Esposito sono stati fermati con l’accusa di sequestro di persona. Secondo quanto emerge dal decreto di fermo, i tre indagati avrebbero agito in concorso tra loro e con altri soggetti in via di identificazione per privare le minorenni della libertà personale, prelevandole in piena notte dalla comunità educativa Hope e trasportandole nell’abitazione di un’anziana di circa 80 anni a Formia.

Il provvedimento giudiziario ricostruisce le condizioni di permanenza delle due sorelle all’interno dell’appartamento laziale, dove sarebbero rimaste segregate e nascoste per l’intero periodo all’interno di una camera, con l’unica eccezione dei momenti dei pasti, ricevendo il divieto assoluto sia di uscire di casa sia di affacciarsi dal balcone per evitare di essere avvistate. Gli inquirenti hanno motivato il provvedimento restrittivo evidenziando il concreto pericolo di fuga degli indagati, un rischio ritenuto concreto e rafforzato non solo dalla complessità logistica dell’operazione di prelevamento e occultamento, ma anche dalle numerose attività di depistaggio messe in atto durante le due settimane di ricerche.

Un ruolo centrale nelle attività investigative è occupato dagli accertamenti tecnici sui tabulati telefonici. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata in particolare su alcune schede SIM ritenute abusivamente acquistate a Napoli e intestate fittiziamente a due cittadini pakistani. L’analisi di queste utenze telefoniche, attivate tramite anagrafiche fittizie, ha permesso di tracciare i contatti e i movimenti dei soggetti coinvolti, fornendo elementi determinanti per ricostruire la rete di supporto che ha garantito la logistica del sequestro fino all’intervento risolutivo dei carabinieri.

Eliza Anton