Il dibattito politico si accende alla Camera con l’approdo in Aula del disegno di legge per la riforma della legge elettorale, un provvedimento che ha rinvigorito lo scontro tra le forze politiche nonostante un emiciclo semivuoto durante la discussione generale. Le posizioni rimangono fortemente polarizzate: da un lato la maggioranza difende la misura sostenendo che essa garantisca stabilità ed efficienza all’azione di governo senza intaccare la rappresentatività, mentre le opposizioni contestano duramente l’impianto della riforma. Nel corso della seduta, il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha messo in atto una protesta clamorosa esponendo e poi stracciando un manifesto-facsimile della scheda elettorale con la scritta “Il tuo voto non conta”, un’azione che ha portato alla sua espulsione dall’Aula dopo i richiami della presidenza. A margine dei lavori, Magi ha definito il provvedimento un “colpo di Stato mite”, criticando in particolare le restrizioni che escludono la raccolta digitale delle firme e che, a suo dire, danneggerebbero le formazioni politiche minori a favore dei partiti già strutturati.
A difesa della riforma è intervenuta il ministro per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, la quale ha spiegato che il nuovo testo fissa un premio di governabilità vincolato al raggiungimento di una soglia minima pari al 42% dei voti validamente espressi, un limite studiato per superare i rilievi espressi in passato dalla Consulta. Secondo la rappresentante del governo, questo meccanismo assicurerà una maggioranza matematica alla coalizione vincente per libera scelta degli elettori, evitando trasformismi parlamentari ed escludendo qualsiasi deriva autoritaria o sovrapposizione con il progetto del premierato. Le argomentazioni dell’esecutivo sono state riprese dai deputati del centrodestra: Fratelli d’Italia ha ribadito l’obiettivo di garantire governi che siano diretta espressione della volontà popolare anziché di accordi di palazzo, mentre Forza Italia ha sottolineato come il sistema restituisca ai partiti il ruolo costituzionale di filtro meritocratico, non escludendo inoltre futuri emendamenti della coalizione volti a reintrodurre le preferenze.
Di contro, i gruppi di minoranza hanno manifestato una compatta contrarietà al ddl promesso dalla maggioranza. Il Partito Democratico ha denunciato una riforma dettata da mere convenienze di parte, lamentando l’assenza di un vero confronto e il silenzio strategico di alcune componenti del centrodestra. Sulla stessa linea, il Movimento 5 Stelle ha contestato le forzature in commissione Affari costituzionali e l’esclusione delle opposizioni dall’elaborazione del testo definitivo, definendo l’iter frutto di una prova di forza numerica. Anche Italia Viva ha espresso un giudizio fortemente critico, descrivendo la norma come superficiale e carente sul piano costituzionale, prevedendo come unico effetto reale un ulteriore aumento dell’astensionismo. L’esame della riforma a Montecitorio è stato quindi aggiornato alla settimana successiva, quando l’Aula sarà chiamata a votare le quattro questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dal centrosinistra prima di definire i tempi complessivi del voto attraverso la conferenza dei capogruppo.
Eliza Anton
