Hanno inizio oggi a Doha i colloqui indiretti tra Iran e Usa a livello tecnico, condotti attraverso la mediazione diplomatica del Qatar e del Pakistan. Come riferito da fonti diplomatiche, la vigilia dei negoziati ha visto l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, incontrare il premier e ministro degli Esteri qatariota, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, al fine di preparare il terreno istituzionale. Al centro dell’agenda vi è l’attuazione dell’intesa bilaterale e la gestione dei beni iraniani congelati all’estero. Tuttavia, le parti hanno escluso qualsiasi incontro diretto tra le delegazioni. Il ministero degli Esteri di Teheran, tramite l’emittente Al Jazeera, ha infatti precisato che la propria delegazione, guidata dal viceministro Kazem Gharibabadi, si limiterà a consultazioni bilaterali con le autorità del Qatar. L’Iran esige lo sblocco immediato di 12 miliardi di dollari in due tranche entro 60 giorni, partendo dai 6 miliardi già depositati presso gli istituti bancari qatarioti. Su questo punto sono emersi profondi disaccordi: Teheran ha respinto le condizioni di Washington che vincolavano l’uso dei fondi all’apertura di una linea di credito esclusiva per l’acquisto di prodotti agricoli statunitensi, rivendicando la piena autonomia della propria Banca Centrale nello stabilire l’acquisto di beni di prima necessità e medicinali.

Il clima negoziale rimane fortemente influenzato dalle tensioni geopolitiche globali. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha pubblicato dure dichiarazioni su X in risposta alle affermazioni del ministro della Difesa israeliano Israel Katz – il quale aveva definito la Guida Suprema Mojtaba Khamenei un “condannato a morte” –, avvertendo che l’Iran replicherà prontamente a ogni minaccia e richiamando i patti siglati nel memorandum di Islamabad.

Sullo sfondo persistono le incertezze circa la strategia della Casa Bianca: secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, Donald Trump ha vagliato l’opzione di un ritorno a una guerra su vasta scala contro l’Iran, sebbene i timori di compromettere una soluzione diplomatica sullo smantellamento del programma nucleare abbiano frenato un’escalation immediata. Il presidente americano si è mostrato aperto a prolungare le trattative oltre la scadenza del 18 agosto, pur dicendosi pronto ad autorizzare raid mirati in caso di violazione dell’accordo temporaneo da parte iraniana.

Contemporaneamente, la sicurezza marittima regionale si concentra sulle criticità legati allo Stretto di Hormuz. Mentre l’Oman ha sottoposto agli Stati Uniti una proposta formale per regolamentare la navigazione nel canale strategico, il Joint Maritime Information Center ha innalzato il livello di allerta a “sostanziale” a causa del pericolo di mine e delle complesse attività di bonifica in corso. A confermare la precarietà della situazione nell’area, la televisione di Stato iraniana ha riferito che una nave portacontainer straniera si è incagliata dopo essere uscita dalle rotte stabilite. L’episodio è stato utilizzato dai Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran, per ribadire tassativamente l’obbligo per tutte le imbarcazioni in transito di utilizzare esclusivamente il corridoio meridionale adiacente all’isola di Larak, definita da Teheran come l’unica via di transito marittimo autorizzata.

Eliza Anton