A maggio la produzione dell’Opec+ ha registrato una forte contrazione, scendendo a 33,13 milioni di barili al giorno rispetto ai 42,77 milioni di febbraio. Sebbene a giugno sia iniziata una parziale ripresa, favorita dagli sforzi degli Stati Uniti per supportare gli Emirati Arabi Uniti e altre nazioni del cartello a incrementare le esportazioni di petrolio, i volumi complessivi restano ancora al di sotto dei livelli precedenti al conflitto. Nonostante le continue interruzioni delle forniture, i prezzi del greggio sono progressivamente calati fino a riallinearsi ai valori pre-bellici: una dinamica determinata dalla contrazione delle importazioni cinesi, dalla crescita dell’export da parte dei produttori non mediorientali e da un rilascio record di scorte strategiche globali coordinato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Un contributo decisivo alla stabilizzazione del mercato e alla fiducia degli operatori sul ripristino dell’offerta a livelli normali è giunto anche dal memorandum d’intesa siglato tra Washington e Teheran per porre fine alla guerra.

Questo scenario ha avuto un impatto immediato sull’andamento dei prezzi del Brent, che si sono attestati intorno ai 72 dollari al barile, segnando un netto ribasso rispetto ai picchi superiori ai 120 dollari e tornando ai livelli registrati poco prima dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran del 28 febbraio. Secondo Giovanni Staunovo, analista di Ubs interpellato da Reuters, l’attenzione a breve termine rimarrà concentrata sulla sicurezza delle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz e sulla rapidità di ripresa della domanda e dell’import cinese. Oltre alla definizione degli obiettivi di produzione, l’alleanza affronta profonde sfide interne legate all’uscita degli Emirati Arabi Uniti dal gruppo e alla richiesta di quote più elevate avanzata dall’Iraq. Attualmente l’Opec+ conta 21 membri (incluso l’Iran), ma la gestione mensile della produzione è limitata a soli sette Paesi: Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Algeria, Kazakistan e Oman. Questi produttori stanno attualmente incrementando l’output per ridurre gradualmente il taglio di 1,65 milioni di barili al giorno concordato nel 2023, quando la coalizione includeva ancora Abu Dhabi.

Eliza Anton