In base ad indiscrezioni della CNN, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha impresso un cambio di rotta alla gestione della crisi con l’Iran, ordinando ai propri inviati – tra cui il vicepresidente JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner – di interrompere le trattative dirette. La nuova linea della Casa Bianca mira ora a uno “strangolamento” graduale del Paese anziché a un intervento d’impatto immediato, a fronte della scarsa disponibilità di Teheran a cedere alle richieste americane e alle continue smentite iraniane sui contatti in corso. La decisione giunge peraltro a ridosso di dichiarazioni opposte rilasciate da Kushner a Fox News, nelle quali il negoziatore parlava di colloqui attivi e solidi.
Sul piano strategico, il punto focale della disputa rimane la gestione dello Stretto di Hormuz. Sebbene Trump abbia annunciato sui social che la via navigabile è aperta, sminata e che il blocco navale è operativo, la navigazione resta ridotta e bersagliata da proiettili. Washington punta al totale ripristino del passaggio illimitato prebellico, rifiutando qualsiasi controllo nazionale o la riscossione di pedaggi sul traffico marittimo. Questa posizione ha innescato una forte tensione con l’Oman, mediatore storico accusato dagli USA di sbilanciarsi a favore di Teheran nella stesura di un piano di controllo congiunto dello stretto, tanto da spingere Trump a ipotizzare ritorsioni militari contro la nazione del Golfo.
Mentre si mantengono fermi gli obiettivi primari di impedire il programma nucleare iraniano e garantire la sicurezza delle rotte, l’amministrazione statunitense si appresta a varare nuove sanzioni economiche. Nel contempo, vertici militari come il segretario alla Difesa Pete Hegseth confermano che le forze armate sono pronte a sostenere e far rispettare a tempo indeterminato il blocco navale dei porti iraniani.
Eliza Anton
