Il ministero degli Esteri israeliano ha espresso una condanna dai toni eccezionalmente duri, qualificando il riconoscimento come una grottesca strumentalizzazione concepita per legittimare l’odio e i pregiudizi anti-israeliani. Le autorità di Tel Aviv hanno attaccato direttamente la carriera della giurista sudafricana, richiamando la sua precedente guida della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite che aveva accusato Israele di genocidio e di sistematiche violazioni dei diritti umani. Secondo la diplomazia israeliana, il conferimento del premio equivale a consacrare “la più grande menzogna del XXI secolo”, spingendosi fino a citare l’orribile retorica della propaganda bellica per sottolineare la gravità di quella che considerano un’operazione di demonizzazione politicamente motivata.

A rafforzare la posizione di Tel Aviv è intervenuto direttamente il primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha affermato su X che la commissione norvegese ha definitivamente smarrito la propria bussola morale. Netanyahu ha rivolto attacchi circostanziati anche al procuratore della Corte Penale Internazionale Karim Khan, sostenendo che quest’ultimo — già al centro di controversie personali — abbia utilizzato le tesi e i rilievi elaborati da Pillay come un’arma per costruire un caso giudiziario fasullo contro le istituzioni ebraiche.

Sul fronte americano, le polemiche sono state amplificate da Donald Trump, che ha condiviso tramite il proprio canale Truth Social una dura requisitoria firmata dal suo legale David Schoen. Nel testo, l’avvocato afferma che il Comitato si è coperto di vergogna irreparabile, svalutando il prestigio storico del riconoscimento per aver incoronato una figura accusata di avversione aperta verso gli Stati Uniti e Israele e di aver collateralmente favorito la narrativa di gruppi come Hamas.

Infine, la nota diffuse dalla cerchia di Trump traccia un netto e polemico contrasto tra la decisione di Oslo e i risultati ottenuti dalla diplomazia della precedente amministrazione americana. Vengono infatti rivendicati traguardi storici quali la sottoscrizione degli Accordi di Abramo, la gestione dei negoziati per la liberazione degli ostaggi, il contenimento della minaccia iraniana e gli sforzi profusi per la risoluzione del conflitto russo-ucraino e la stabilizzazione della Striscia di Gaza, indicando espressamente questi interventi concreti come le sole iniziative meritevoli della vera tutela della pace mondiale.

Eliza Anton