L’ultimo addio a Ratzinger e le sfide future di Papa Francesco

L’ultimo addio a Ratzinger e le sfide future di Papa Francesco

Città del Vaticano, 5 gen. (askanews) – Finiti i solenni funerali del Papa emerito Benedetto XVI è ora auspicabile che non si apra un lungo e logorante periodo di ‘dualismo postumo’. I giornali, nei giorni dopo il decesso di Joseph Ratzinger, hanno registrato giustamente (ma alle volte anche aiutato), un aspetto che, se non ben governato, resterà un nervo scoperto per il futuro pontificato di Francesco. In verità, si tratta di uno dei lasciti problematici del Concilio Vaticano II, le vie diverse intraprese dai cosiddetti ‘progressisti’ e ‘conservatori’, oggi tramutatesi artatamente in ‘bergogliani’ e ‘ratzingeriani’. Una ‘vulgata’ in parte vera tanto da far parlare papa Francesco, a più riprese, di ‘indietristi’ all’interno della Chiesa e della piaga della divisione e del ‘chiacchiericcio clericale’ che non tiene in alcun conto quello che si respira ed interessa al ‘santo popolo di Dio’, spesso – dalle Ande alle Piramidi – molto più saggio dei Palazzi del potere e di chi li rappresenta. Una questione di identità profonda ma anche di sostanza del credere e del vedere la Chiesa di Dio che risente della millenaria storia della Chiesa cattolica, iniziata dagli albori con i martiri ma anche sulle orme di un ‘costantinismo’ che ne ha segnato la vita. Questa è la battaglia profonda che resta sullo sfondo con l’assurdo di arruolare i due papi, il regnante e l’emerito, ognuno tra le proprie fila che rappresenta, invece, la visione superficiale, quando non strumentale. Ciò se si pensa, ad esempio, che la prima enciclica dell’attuale papa argentino è stata scritta a quattro mani (la ‘Lumen fidei’, ndr) per concludere così la trilogia teologale cara a Papa Ratzinger: quella sulla fede, la speranza e la carità. Un atto quasi fondante per un pontificato, che dimostra la volontà di non apportare ‘strappi’, come invece molti ambienti cosiddetti ‘conservatori’ rimproverano a Francesco, e soprattutto di voler seguire fedelmente il mandato dato prima del Conclave dai cardinali elettori nelle cosiddette ‘Congregazioni generali’. Momento collegiale nel quale si esprimono il sentire dei pastori e i desiderata sul futuro della Chiesa. Francesco ha, in più di una occasione, ribadito che ogni suo atto e presa di posizione sta seguendo quello che i cardinali gli hanno chiesto al momento dell’elezione. Persone che sono state vicine al Papa emerito ci hanno confermato poi che ‘sì, forse Benedetto non si aspettava quella nomina ma ha da subito espresso stima ed anche simpatia’ per Bergoglio.

Eppure, strisciante, ma sempre presente, negli otto anni di pontificato di Francesco è restata, di fondo, questa sorta di voglia, da parte di alcuni, di usare il grimaldello contro il suo governo della chiesa accusandolo, e a più riprese, di voler via, via spaccarla, di non tener conto della ‘tradizione’ o di scivolamento verso posizioni inconciliabili con la fede. Tutte accuse e posizioni che per la verità Francesco non ha mai provveduto a reprimere o emarginare puntando, invece, sulla strada maestra della ‘misericordia’ e del dialogo ma che si sono riproposte prepotentemente in questi giorni, arrivando a sussurrare quasi la necessità che con la morte di Benedetto ora anche Francesco debba fare un passo di lato. Insomma la morte del Papa emerito più che unire, almeno nel lutto, sembra aver smosso la muscolatura di quanti si sentono lontani dal nuovo corso proposto da Francesco.

Polemiche che dal 31 dicembre 2022 sono rimbalzate, sono state espresse sottovoce o pubblicamente, tanto da far affermare oggi dal segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin che ha fallito chi, con due Papi, voleva creare il caos. Dalle colonne del Corriere della Sera, il porporato ha voluto sottolineare non a caso che ‘la prossimità fraterna tra papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI l’abbiamo vista tutti. L’affetto espresso nei loro abbracci, negli sguardi e nelle parole che si scambiavano nei loro incontri è stato per tanti motivo di commozione e di consolazione.

Per Parolin poi ‘l’affetto tra Benedetto XVI e papa Francesco ha reso manifesta anche la loro consonanza di sguardo davanti al mistero palpitante della Chiesa.

Certo, – ha aggiunto – loro hanno avuto temperamenti, sensibilità, idee, preferenze, percorsi esistenziali diversi.

Anche questo fa parte della bellezza della Chiesa e dello stesso ministero dei Successori di Pietro, perché ‘nessun Papa è il clone di un altro Papa’.

Proprio ad askanews, il presidente della Pontificia accademia per la vita, il vescovo Vincenzo Paglia aveva detto nei giorni scorsi che Papa Bergoglio ora è ‘necessariamente libero di continuare come fino ad ora si è comportato. Certamente può accadere che la figura del Papa emerito tenesse a freno magari esasperazioni di resistenza a Papa Francesco, e questo evidentemente può essere un problema ma questa, per Papa Francesco, non credo che sarà una sorpresa particolare. Difficoltà notevoli le ha già dovute affrontare e con saggezza – aveva aggiunto – Papa Benedetto ha saputo anche tenere a freno alcuni esasperati. Ma Papa Francesco ha già dovuto affrontare reazioni e difficoltà, mostrando pazienza nel lasciare emergere anche all’interno del dibattito ecclesiale, pensiamo ai Sinodi sulla famiglia, e le differenze emerse anche nel Sinodo sull’Amazzonia. Papa Francesco – aveva concluso – non ha mai compresso, o emarginato opinioni diversificate, quindi, non credo che ci saranno sussulti particolari anche perchè ci sono già stati.

Ma al netto di queste questioni, che restano sullo sfondo, oggi è stato il giorno del lutto e del saluto finale al Papa emerito. Alla presenza di una ventina di delegazioni giunte da tutto il mondo, due quelle ‘ufficiali’, e di 50 mila fedeli Papa Francesco ha tenuto l’omelia nella quale ha ringraziato il suo predecessore – ancora una volta – per la sua ‘sapienza, delicatezza e dedizione’ al servizio della Chiesa e del popolo di Dio. Un discorso non lungo ma ricco di spunti spirituali nel quale si è soffermato sui compiti della guida della Chiesa, lodando e ricordando con affetto Ratzinger. Ha definito Benedetto, ‘fedele amico dello Sposo’, augurandogli ora che la sua ‘gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce.

Incentrando la sua riflessione sui compiti di un pastore, quale Benedetto fu, Francesco (citando l’Esortazione apostolica ‘Gaudete et exsultate) ha parlato di una ‘dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito, che sempre lo precede nella missione: nella ricerca appassionata di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo, nella testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai piedi della croce, in quella pace dolorosa ma robusta che non aggredisce né assoggetta; e nella speranza ostinata ma paziente che il Signore compirà la sua promessa, come aveva promesso ai nostri padri e alla sua discendenza per sempre. Forse, questo, un riferimento ai difficili e travagliati momenti della decisione che portarono alla rinuncia al pontificato il suo predecessore. Senza citare esplicitamente l’Emerito, Francesco ha poi parlato della ‘consapevolezza del Pastore che non può portare da solo quello che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo e, perciò, sa abbandonarsi alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato. È il Popolo fedele di Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro, – ha poi sottolineato nell’omelia – siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: ‘Padre, nelle tue mani consegniamo il suo spirito, ha concluso l’omelia funebre davanti a circa 3.700 sacerdoti, 120 cardinali e 400 i vescovi presenti alle esequie.

Redazione

 

 

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