Sembra che nel mondo della ricerca sull’arte si stia ripetendo la vicenda che vide coinvolti due studiosi e ricercatori , 150 anni fa, sulla paternita’ non di un’opera d’arte ma dell’ingegno,il telefono. Il nostro Meucci contro un certo Bell, che se ne era attribuita l’invenzione, diatriba durata anni, anzi un secolo visto che solo nel 2002 il Congresso Usa svillaneggio’ Bell, dando il merito, come gli spettava, ad Antonio Meucci.
In tema di utilizzo di studi altrui pare proprio che Silvano, esimio Vinceti Dottore, abbia costruito in buona parte delle sue pubblicazioni utilizzando il lavoro di Guido Carlucci, e senza nemmeno nominarlo, con la spensieratezza di un ignavo che avendo poco raccolto espone ora le tesi di altri ,come se manco lo conoscesse, dopo aver cercato di convincerlo ad entrare come sottordine nella organizzazione dei Beni Culturali Italiani, dopo aver esaminato i suoi studi, apprezzandoli e rilasciando pubblico riconoscimento degli stessi.
Sono anni che il Carlucci afferma quello che il Vinceti ora suggerisce immodestamente, e cioè che, il Salai, ha lavorato al MONN SALAI, come definisce il pittore di Cantalice la Gioconda, di cui ha spiegato tutto e scoperto tutto. Davvero una grande scoperta ma in ritardo abissale .Anche Bell si attribui’ le scoperte del nostro Meucci, presentando un brevetto guarda caso simile al suo. La storia e’ onesta, alla fine vince.
di Luciano Perazzo Milano studioso di Leonardo
Qui potete leggere nel dettaglio le dichiarazioni del Prof. Guido Carlucci:
https://pressenewsit.wordpress.com/2019/03/27/clamoroso-le-firme-di-salai-nelle-opere-di-leonardo/
