Condizionalità

Condizionalità

Evviva! c’è lo scudo. Qualche volta viene voglia delle scudisciate, anche perché è lo stesso coro che gioiva per la prolungata sospensione del patto di stabilità, per la possibilità di continuare a far crescere il già spaventoso debito pubblico. Ora si festeggia lo scudo. Prima o dopo arriverà la realtà, che consiste nelle condizionalità. Ci saranno condizioni da rispettare. Il che non nuocerà affatto alla nostra sovranità, semmai cercherà di salvarne il salvabile dall’opera dei sovranamente incoscienti. Chi è troppo indebitato non è mai del tutto padrone di sé.

La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, non è proprio formidabile nella comunicazione. Le capita di dire cose esatte nel modo e nei tempi sbagliati. Non un problema da poco. Che sarebbero saliti i tassi d’interesse era scontato, annunciato e risaputo. Sono piccoli ritocchi. Era facile prevedere che all’annuncio di quei rialzi i differenziali fra i diversi Paesi dell’Eurozona, meglio noti come spread, si sarebbero mossi. Esistevano anche sotto l’anestesia Draghi, a dimostrazione che il problema era lì e che, prima o dopo, avrebbe ripreso a mandare fitte di dolore. Sapendolo, la Bce ha annunciato di avere allo studio uno scudo, per evitare la “frammentazione”. Non è l’annuncio dei minimi rialzi ad avere scosso i rami della giungla, ma l’idea che qualcuno stesse studiando una cosa che nessuno poteva quindi sapere come avrebbe funzionato.

Ha ragione Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, a ricordare che una così vistosa divaricazione degli spread ha a che vedere con la speculazione. Ma gli speculatori non sono i cattivoni, bensì quelli che vedono anticipatamente una debolezza (o forza) e contano, scommettendo, di farci dei soldi. Debito alto e scudo nebbioso hanno messo in moto gli speculatori. Messina, però, ha aggiunto altre cose, rilevanti. Fra le altre: a. abbiamo un patrimonio immobiliare pubblico immenso, che ci costa anziché essere messo a reddito, il che è assurdo, visto che chi ha tanto debito e molto patrimonio non dovrebbe trovarsi in guai troppo grossi; b. siamo fra i campioni mondiali del risparmio, ma non ci finanziamo granché né il debito pubblico nazionale né le aziende nazionali, ma lo portiamo ad operare in lidi lontani. Entrambi i punti hanno storia e spiegazioni, ma resta quel che si dovrebbe vedere e, comunque, da fuori si vede: continuiamo a fare debiti senza usare il patrimonio e prendiamo i nostri soldi e li investiamo altrove. Dopo di che pretendiamo che altri comprino e garantiscano i nostri debiti. Curioso.

Nell’ordinamento europeo già esistono diversi meccanismi di soccorso finanziario. Sperimentati. Ma funzionano a richiesta di parte, il bagnino si muove se qualcuno grida: aiuto! Evitare la “frammentazione”, come si propone lo scudo, le cui caratteristiche reali conosceremo a fine luglio, comporta una specie di automatismo: si osserva il mercato, si vede la normalità dei differenziali, poi si vede arrivare un’onda più alta e allora, senza che nessuno lo chieda, lo scudo si attiva. Bello. Ma non reale. O, meglio, per evitare che si apra la discussione se l’onda alta ha una cresta di due centimetri o venti metri, mentre chi non sa nuotare è bene se ne stia sulla battigia e non reclami salvataggi solo perché vuol far credere d’essere un delfino, ci saranno delle condizioni alla base dell’automatismo. Delle regole. Tanto per essere chiari: se ti sei indebitato ulteriormente per lanciare dei bonus utili ad acquistare le biciclette sarà il caso che ti metta a pedalare e ti tiri fuori dai guai da solo. E questo non è un attentato alla sovranità, semmai è la grandinata di bonus ad essere un attentato alla decenza.

Sullo sfondo la riforma del Patto di stabilità, ovvero delle regole che vanno comunque rispettate. E i cittadini che pagano le tasse non possono che festeggiare quel rispetto. Infine: solo gli allocchi credono che lo spread cresca se governa un antipatico agli oscuri e adunchi mercati, mentre se ne stia a bada se c’è un amico dei medesimi. Noi lo sapevamo, cerchino di capirlo i mercanti di voti.

Davide Giacalone

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