
Roma, 31 dic. (askanews) – Dovrebbe essere l’anno in cui conquista il record di governo più longevo della storia repubblicana, superando i 1412 giorni del Berlusconi II. Ma c’è una ragione se Giorgia Meloni, facendo gli auguri ai dipendenti della presidenza del Consiglio e ai parlamentari di Fratelli d’Italia, ha già detto che il “2025 è stato tosto, ma il 2026 sarà molto peggio”.
Contemporaneamente, però, l’esecutivo sarà chiamato al rush finale sulle riforme promesse e contenute nel programma presentato agli elettori. Con una aggiunta non da poco: la legge elettorale. Su questo fronte, il primo appuntamento che attende la premier è quello con il referendum confermativo sulla separazione delle carriere in magistratura. La data non è stata ancora fissata e gli esponenti della maggioranza hanno in ogni modo spiegato che l’esito non avrà alcuna conseguenza sul prosieguo della legislatura. Ovvero, che Giorgia Meloni non ripeterà l’errore fatto da Matteo Renzi di legare le sue sorti a quelle della consultazione. E tuttavia questo resta un momento cruciale per il centrodestra, non solo perché si tratta di una battaglia storica per la coalizione, ma anche perché questa riforma in particolare viene sottoposta al giudizio degli italiani esattamente nella forma in cui è uscita da palazzo Chigi, dunque senza subire alcuna modifica in nessuno dei passaggi parlamentari.
Ed è anche per questo che la grande scommessa dei prossimi mesi di Giorgia Meloni sembra essere proprio quella della modifica della legge elettorale che consentirebbe di ottenere nella pratica effetti simili ma attraverso l’utilizzo di una semplice legge ordinaria. Il modello a cui si lavora, come è noto, è quello di un proporzionale con premio di maggioranza. Restano da sciogliere ancora dei nodi all’interno del centrodestra, come quello delle preferenze o dell’indicazione del leader della coalizione nella scheda. Ma subito dopo c’è da affrontare anche il capitolo dell’iter parlamentare (voti segreti compresi) e del confronto con le opposizioni.
Lo sforzo di Giorgia Meloni sarà dunque quello di mantenere il governo in equilibrio, ruolo che peraltro la premier gioca costantemente sul piano internazionale, a cominciare dai rapporti tra l’Unione europea e gli Stati uniti di Donald Trump. Un quadro, quello internazionale che, sconvolto dalla guerra in Ucraina prima e da quella in Medio Oriente dopo, ha condizionato anche le decisioni in ambito economico, basti pensare ai dazi o ai pesanti costi dell’energia. Ed è proprio in questo settore che, appena archiviata la manovra, dovrebbe concentrarsi uno dei primi interventi del governo, un decreto con aiuti alle famiglie e alle imprese.
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