Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la cancellazione degli attacchi militari pianificati contro l’Iran per la serata di giovedì 11 giugno, motivando la decisione con l’innalzamento dei colloqui diplomatici ai massimi livelli della leadership di Teheran.

Attraverso la piattaforma Truth Social, il capo della Casa Bianca ha dichiarato che i punti programmatici dell’intesa sono stati approvati sia nei principi sia nei dettagli da una fitta rete di attori regionali e internazionali, citando esplicitamente Stati Uniti, Iran, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania ed Egitto. Pur non divulgando i contenuti specifici dell’accordo, Trump ha confermato alla stampa statunitense che il testo finale è da considerarsi concluso a seguito del ricevimento dell’ultima proposta iraniana, precisando che il blocco navale dello Stretto di Hormuz rimarrà in vigore fino alla cerimonia ufficiale di firma, la cui data e il cui luogo verranno resi noti a breve.

Le indiscrezioni giornalistiche diffuse dalla testata Axios indicano che la diplomazia bilaterale è giunta a un’intesa di principio focalizzata su tre nodi strategici: i meccanismi finanziari per lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero, i protocolli per il ripristino della libera navigazione nel Golfo Persico durante una tregua di 60 giorni e le linee guida per i futuri colloqui sul programma nucleare iraniano.

Nonostante l’ottimismo espresso da Washington, le fonti rilevano che l’accordo necessita ancora del passaggio vincolante rappresentato dal formale via libera della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Sul fronte opposto, l’agenzia semi-ufficiale Fars, citando fonti vicine alla delegazione trattante di Teheran, ha smentito le dichiarazioni presidenziali americane, asserendo che nessun memorandum d’intesa iniziale è stato finora ufficialmente sottoscritto dall’Iran. Secondo le analisi fornite dai media internazionali, la repentina evoluzione dello scenario riflette la strategia della Casa Bianca, che ha esercitato una massiccia pressione militare tramite recenti bombardamenti mirati per indurre la controparte a concedere sostanziali aperture al tavolo delle trattative.

Eliza Anton