Il primo ministro britannico Keir Starmer, prossimo a lasciare l’incarico, ha annunciato un massiccio piano decennale di investimenti che prevede una spesa di 298 miliardi di sterline nei prossimi quattro anni per ammodernare e potenziare le forze armate del Paese. L’iniziativa risponde al deterioramento del quadro geopolitico globale, caratterizzato dalle minacce provenienti da Russia e Iran, da attività di disinformazione e da sabotaggi alle infrastrutture sottomarine. La strategia punta a rendere l’apparato militare britannico “pronto a combattere” ed è focalizzata sull’innovazione tecnologica, in particolare sull’acquisto di droni e sistemi autonomi, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’esercito “dieci volte più letale” entro il 2030 basandosi sulle lezioni apprese dal conflitto in Ucraina.
L’annuncio giunge dopo intense controversie interne legate a un deficit di finanziamento di 18 miliardi di sterline che aveva provocato le dimissioni del segretario John Healey. Il divario è stato ridotto a 3 miliardi grazie alla mediazione del suo successore, Dan Jarvis, il quale ha convinto la cancelliera Rachel Reeves a incrementare i fondi per la difesa. Questo compromesso ha permesso di innalzare da 4 a 5 miliardi di sterline i fondi specificamente destinati ai droni nei prossimi quattro anni.
Tra i programmi previsti, i commando dei Royal Marines saranno dotati di motoscafi senza equipaggio prodotti dalla Kraken Technology, destinati a un’eventuale missione di peacekeeping nello Stretto di Hormuz. Sul fronte navale, la Royal Navy avvierà la costruzione di sei fregate “ibride” per la difesa aerea, progettate per operare in sinergia con droni aerei e sottomarini, le quali sostituiranno i cacciatorpediniere Type 45 a partire dalla metà degli anni 2030.
Dal punto di vista macroeconomico, i piani prevedono che la spesa annua per la difesa salga dai 54 miliardi erogati dal precedente governo conservatore a quasi 80 miliardi entro il 2029, registrando un aumento reale del 27%. La traiettoria finanziaria sposterà l’incidenza della spesa militare dal 2,3% del PIL registrato nel 2024 al 2,7%, ponendo le basi per il raggiungimento del 3% nella prossima legislatura ed entro il 2035 del 3,5% del PIL. Estendendo il computo alla sicurezza energetica e alle infrastrutture critiche, l’investimento complessivo toccherà il 4,2% del PIL. Per finanziare il progetto, Starmer ha escluso il ricorso a bond dedicati e ha optato per tagli o rinvii di investimenti civili nei settori energetico e stradale. Oltre ai riflessi geopolitici e al rispetto degli impegni con la Nato, l’esecutivo ha promosso il piano come un motore di sviluppo industriale basato sul sostegno ai fornitori britannici – linea condivisa anche dal potenziale successore Andy Burnham – stimando la creazione di 60 mila posti di lavoro e provocando un riflesso positivo sui titoli azionari delle principali aziende del comparto difesa.
Eliza Anton
