Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Iole Moricca, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dal legale di Valter Lavitola, confermando la custodia cautelare in carcere a Rebibbia per l’ex editore dell’Avanti, accusato di essere il mandante di un’azione intimidatoria aggravata dal metodo mafioso. La decisione recepisce il parere negativo espresso dalla Procura capitolina, motivando il mantenimento della misura restrittiva con la permanenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato, di inquinamento probatorio e di fuga. Il magistrato ha sottolineato come le dichiarazioni rese dall’indagato durante l’interrogatorio abbiano confermato una spiccata disinvoltura criminale, evidenziando la pianificazione di un atto da compiersi comunque mediante l’uso di armi, oltre alla presenza di una fitta rete di contatti in Italia e all’estero che agevolerebbe un’eventuale latitanza o l’alterazione degli elementi di prova, inclusi i rapporti con complici non ancora assicurati alla giustizia.

Nell’ordinanza viene inoltre evidenziato come la ricostruzione fornita da Lavitola risulti inverosimile e priva di riscontri, in particolare nella parte in cui ha tentato di ridimensionare il proprio ruolo nell’organizzazione del delitto, negando sia di aver concordato l’impiego di un ordigno esplosivo sia di aver partecipato ai sopralluoghi preliminari. Il gip ha giudicato del tutto privo di credibilità il movente difensivo adotto dall’indagato, il quale ha sostenuto paradossalmente di aver agito nell’interesse della persona offesa per rafforzare la scorta di Sigfrido Ranucci. Relativamente al rischio di allontanamento dal Paese, il giudice ha ribadito la tempestività dell’acquisto di biglietti aerei intercontinentali avvenuto solo a ridosso dei primi fermi, confermando l’inadeguatezza del braccialetto elettronico a neutralizzare il pericolo di fuga.

Eliza Anton