imagesAlla ricerca della popolarità e del gradimento, Papa Francesco, Gesuita, non ha esitato a superare i limiti del linguaggio castigato, una volta d’obbligo per chiunque volesse beneficiare della benevolenza pontificia e delle relative benedizioni, per passare a quella di una certa benché ancora moderata scurrilità della quale non possono fare a meno i ragazzi, e non solo i ragazzi, nel mondo d’oggi.

La rilevanza storica dell’uso da parte del Papa nientemeno che dell’espressione del “calcio là dove non batte il sole”, anticamera del più esplicito (e gradito) “carc’in culo” ma di non diverso significato, ha fatto sì che sfuggisse ai più, come è sfuggita a me, la circostanza evocata dal Papa a giustificazione (in alternativa a “fare lo scemo”, attenuazione di “passa’ pe’ fesso”).

Benché non possa dire a chi avrebbe potuto dare quell’infallibile calcio apostolico, mi pare che nella stessa conversazione al ritorno dalle Filippine, sia evidente che un “carc’in culo” ancor più esplicito di uno “dove non batte il sole” il Santo Padre lo abbia ben dato.

Dopo essere stato circondato da quell’immenso pipinaro di gente, di giovani e di bambini, Papa Francesco deve essersi posto l’interrogativo, che si attribuiva ad un suo predecessore, che, affacciandosi alla finestra su Piazza San Pietro gremita di folla avrebbe detto “…Quanta gente…ma come fanno a campare…” ricevendo da uno dei Cardinali al suo fianco la risposta “Santità! L’uno frego l’altro e poi Voi fregate tutti”.

Papa Francesco ha evitato l’interrogativo diretto ed esplicito a come facciano quelle moltitudini a tirare avanti, ma, dandolo per scontato, e ben al centro delle sue preoccupazioni, ha detto che anche da quelle parti (in Europa è stato preceduto da Maltheus, dall’AIED e dalle femministe e dagli uomini di buon senso) “non facciano figli moltiplicandosi come conigli”.

Esplicito, non c’è che dire. “Procreazione cosciente e responsabile” erano arrivati a dire in Vaticano, ma quel riferimento ai conigli per indicare, magari, i pupi portati ad applaudirlo con le bandiere bianche e giallo in mano è un’altra cosa. E’ un “carc’in culo” alle prediche della tradizione cattolica contro la limitazione delle nascite, il preservativo, la pillola etc. etc.

Già, perché nessuno mi venga a dire che la parola del Papa è una raccomandazione “ai conigli” del Terzo Mondo, dell’uso del metodo Ogino-Knaus, che finora aveva rappresentato l’ultima frontiera della Chiesa Cattolica.

Chi sa che ne pensa il “past” Papa Ratzinger, il teologo, che sull’argomento avrebbe steso un complesso, misurato e, forse inconcludente documento.

La Chiesa Cattolica si era sempre battuta contro ogni campagna di limitazione delle nascite anche di fronte allo spettro del cataclisma della fame in vaste zone del globo. Non solo, ma in odio al preservativo, aveva di fatto ostacolato ogni seria campagna anti A.I.D.S. nelle zone del Terzo mondo dove esso è endemico.

Ecco dunque individuato il “luogo dove non batte il sole” in cui in realtà è arrivato il calcio del Papa Gesuita.

Che anche questa sia una scelta di un atteggiamento indispensabile per ottenere l’accettazione ed il gradimento del mondo moderno, importa fino ad un certo punto. Non diremo “Evviva ai Gesuiti”, ma la rimozione dell’ottusa avversità ad un’esigenza imposta dalla salvaguardia della stessa sopravvivenza del genere umano non può che trovarci d’accordo.

Non avendo mai creduto all’infallibilità del Papa, che Pio IX si fece riconoscere dal Concilio Vaticano I per sé e per i suoi predecessori e successori, non abbiamo da porci con angoscia la questione del cambiamento di rotta pur infallibile del pensiero pontificio a questo riguardo, che, del resto plotoni di teologi e di polemisti vaticani, cattolici e laici “moderati”, si faranno presto in quattro per dimostrare che non esiste.

Quindi conta poco l’interrogativo: è infallibile il “carc’in culo” di Francesco o le discettazioni di Benedetto XVI, di Giovanni Paolo II, di Pio XII, XI, X, IX?

Tutti questi Papi avevano, di fatto, dimenticato l’interrogativo del loro ipotetico predecessore che si domandava, vedendo quel “pipinaro” che gremiva San Pietro (poca cosa rispetto a Manila) “ma come fa tanta gente a campare?” accontentandosi dell’assicurazione che, in buona sostanza “l’uno frega l’altro”. Ora Francesco ha la chiara visione (così sembra) che non basta.

Non basta a garantire che “il Papa freghi tutti”. Di qui il “carc’in culo” alle vecchie teorie contro la limitazione delle nascite.