downloadLa Puglia del boom turistico potrebbe perdere un investimento da 70 milioni di euro per la costruzione di un nuovo hotel. Perché? Dopo sei anni e 8,8 milioni di euro di spesa, i permessi per costruire su di un suolo edificatorio non sono ancora arrivati. “Ho investito troppa passione per chiudere completamente la porta – dichiara al Corriere della Sera Alison Deighton, l’imprenditrice americana che voleva investire nel comune salentino di Nardò – Ma quando l’incertezza si prolunga, per un investitore è meglio cambiare. Il mondo è grande”. Certo non è detta l’ultima parola, ma Deighton e il suo socio Ian Taylor, sono davvero “frustrati”. Come dare torto a due cittadini inglesi che nel loro Paese hanno la certezza di ricevere un permesso di costruire in 88 giorni, e qui in Italia dopo sei anni non riescono ancora a capire cosa possa accadere.

Certo, l’Oasi Sarparea, un hotel che avrebbe in definitiva dato lavoro a 50 persone per la gestione della struttura e ne avrebbe impiegate nella costruzione della struttura altre 50, sarebbe dovuta sorgere nell’uliveto di Sant’Isidoro. Ma neanche le associazioni ambientaliste hanno protestato. Il progetto, infatti, premiato dall’università di Chicago con l’ American Architecture Awards, non prevede lo sradicamento di nessuno degli alberi presenti nella zona, ma usava l’uliveto come tratto caratterizzante della struttura.

Secondo Deighton, prima che diventasse di loro proprietà, il suolo era “mal tenuto. Abbiamo dovuto curarli (gli ulivi ndr). Poi ho speso una fortuna per i fossi anti-incendio. Era una zona semiabbandonata con la spazzatura in giro”.

La storia ha inizio nel 2006, anno in cui i due imprenditori inglesi acquistano il terreno. Cominciano il loro bravo percorso per ottenere il permesso di costruire su un suolo edificatorio, ripeto, su di un suolo edificatorio nel 2009. Affrontano adempimenti, rinvii, interlocuzioni con amministrazioni prepotenti e strafottenti, senza che siano mancati ricorsi al Tar (vinto dagli Inglesi) rilancio della Regione Puglia al Consiglio di Stato. Come ciliegina sulla torta abbiamo regalato loro un accertamento dell’Agenzia delle entrate perché il costo di acquisto del terreno era troppo basso.

E così, per la solita insostenibile realtà tutta italiana, 70 milioni di investimenti diretti esteri si potrebbero perdere a vantaggio di qualche altra località turistica del mediterraneo. Per la Banca d’Italia il quadro di incertezza normativo ed istituzionale hanno pesato negativamente sul flusso di investimenti diretti esteri: “se tempi e complessità di regole e procedure in Italia fossero stati in linea con la media dell’area euro – così si legge nella relazione annuale di palazzo Koch – i flussi di investimento esteri nel nostro paese sarebbero risultati superiori di circa il 15 per cento”.

“In Puglia non c’è soltanto la mancanza di certezze nell’iter burocratico, che per un imprenditore è la morte. Un’altra cosa frustrante è la mancanza di interesse – afferma Alison Deighton – In Regione ci hanno concesso mezz’ora”. Mezz’ora per rispondere a degli imprenditori che vogliono creare ricchezza sul territorio.

E pensare che uno degli obiettivi del presidente della Regione, Nichi Vendola, era proprio quello di attirare investimenti esteri nel turismo. La signora Deighton, oltretutto, è sposata con il sottosegretario al tesoro Britannico, ex top-manager Goldman Sachs e a capo del comitato esecutivo di Londra 2014. Chissà che bella pubblicità ci farà quando al club parlerà con un suo collega dopo una partita di tennis.

Ma non è l’unico grosso imprenditore che è stato respinto dal territorio pugliese. Sul capo di Santa Maria di Leuca, sempre nel Salento, c’è un sanatorio per tisici ormai in stato di abbandono. Roberto Colaninno voleva trasformarlo in un Hotel di lusso investendo fior di milioni. Si sarebbero creati posti di lavoro e gli altri hotel della famosa località turistica si sarebbero sentiti in dovere di investire per migliorare i loro servizi e reggere la concorrenza. Generando ancora investimenti e posti di lavoro. Per motivi oscuri quella struttura è ancora un rudere e, per quel che è dato sapere, Colaninno non ne vuole più sapere.

Per quale ragione bisogna difendersi dalla struttura operativa dello Stato che ha la sua primordiale fonte di legittimazione nella difesa dei sudditi prima e dei cittadini poi? Continua a rimanere un mistero. Intanto Alison Deighton conclude così: “Adesso lo so, investire in Italia mette paura”.

Edoardo Garibaldi da leoniblog.it