La cosa che trovo straordinaria nelle dinamiche interpersonali è il fatto che ogni comportamento ha senso.Non esistono errori o disattenzioni, siamo noi a giudicarli in quel modo.
Ogni comportamento apparentemente irrazionale è in realtà perfettamente logico ed utile per il nostro inconscio.
Altrimenti come sarebbe possibile che alcune persone non compiano semplici errori, ma facciano esattamente tutto il contrario di quello che sarebbe utile per raggiungere i loro obiettivi?
Uno dei problemi più diffusi nei rapporti e nelle relazioni in generale, è il senso di soffocamento da parte dell’altro.
Una relazione soffocante: è quando sentite che non ne potete più, che l’altra persona vi piace e vorreste fare delle cose belle insieme ma non siete in grado di sopportare questa presenza eccessiva e non si riesce a capirne le ragioni.
Nonostante tentativi di comunicazione, la situazione non migliora, sembra del tutto impossibile modificare la struttura delle interazioni, tuttavia l’altra persona è del tutto incapace a porvi rimedio.
Questo è il primo concetto fondamentale da evidenziare: chi fa la parte del ‘soffocante’ non sa di esserlo.
Il conflitto tra i due riguarda la sfera del ‘territorio’; in quanto animali da branco, gli esseri umani hanno imparato ad organizzarsi in gruppi per l’espletazione delle loro funzioni di sopravvivenza:
vivono in gruppo; cacciano insieme; riposano in una tana ed allevano i piccoli.
Per facilitare le cose, alcune specie più evolute tendono a vivere in branco all’interno di uno spazio noto, di cui conoscono risorse, punti di forza e pericoli. Questo è il loro territorio in cui sono insediati e poichè è molto importante per la sopravvivenza, si tende a difenderlo coi denti per non perderlo.
Quando ci si trova in troppi all’interno dello stesso territorio, si tende ad essere più stretti e lo spazio a disposizione per ciascuno diminuisce sensibilmente.
E’ qui che ‘biologicamente’ si comincia a sentirsi soffocati, perchè a causa del minor spazio ci manca anche l’aria.
Ad andare in conflitto è il vostro senso dello spazio vitale intorno a voi che vi rende impossibile respirare correttamente, per questo il trauma colpirà le vie respiratore: bronchi, polmoni ecc.
Una volta che avrete risolto il problema, cioè avrete ripreso possesso del vostro spazio vitale e ritornate a respirare correttamente, il cervello inconscio attua un processo di riparazione dei vostri tessuti e scatena diverse patologie correlate al conflitto.
In base alla gravità potrebbe essere una semplice influenza, una bronchite, fino ad una bronco-polmonite. Sono tutti sintomi di riparazione del vostro problema di mancanza d’aria.
Ogni tanto mi capita di sentire storie di donne anziane che hanno appena perso il marito e sono rimaste sofferenti per la cosa; poi aggiungono :”Non solo…dopo mi è anche venuta un bruttissima polmonite!”
Quello di cui non si sono rese conto è che la polmonite era un sollievo del loro organismo, che evidentemente era in stress per la presenza di un marito troppo opprimente sul territorio e che essendo morto ha lasciato lo spazio finalmente libero.
Non è un caso che la maggior parte delle influenze si facciano dopo le feste natalizie e non a Pasqua; anche perchè il detto recita “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.”
Infatti a Natale siamo spesso costretti a sorbirci la presenza dei parenti in massa, anche quelli con cui non si va molto d’accordo. E questo ci toglie l’aria nel territorio (casa vostra), mentre a Pasqua o non vedete nessuno o solamente le persone con cui avete piacere di stare e che appunto, non vi tolgono l’aria.
Poichè queste malattie sono causate dallo stare troppo vicini in poco spazio, è comprensibile il motivo per cui la maggior parte delle influenze annuali arrivino da paesi molto popolati come la Cina, dove gli abitanti sono tantissimi e costretti in cittadine molto affollate.
Dunque, abbiamo visto da dove deriva il bisogno di spazio e le problematiche a livello biologico, ma occorre comprendere il perchè di tali strutture a livello ‘comportamentale’.
IL BISOGNO DI CURE DEI GENITORI
Chi ha paura di essere abbandonato, ha certamente una storia di abbandoni alle spalle, sebbene tenda a non riconoscerli totalmente.
Avere un fratellino che toglie l’attenzione dei tuoi; essere lasciati in ospedale qualche giorno dopo la nascita; essere cresciuti da zii o nonni; casi di degenza temporanea della madre e così via.
Sono situazioni piuttosto comuni, senza contare che nelle generazioni precedenti ci sono ugualmente casi di abbandoni veri e propri, bambini orfani ed altri episodi programmanti strutturalmente.
Mettiamoci nei panni di un ‘abbandonato‘, che cosa gli sarebbe veramente utili ricevere?
Ovviamente delle cure minuziose da parte della famiglia, cosa che gli è mancata e non ha potuto sostituire con niente.
Allora il suo cervello applica il seguente protocollo:”Quando temi di essere abbandonato, comincia tu a fare quello di cui avresti davvero bisogno”
E ciò di cui ha bisogno un abbandonato è essere curato e coccolato fino allo sfinimento.
Per questo motivo, nei rapporti sia di amicizia che nelle relazioni amorose, gli ‘abbandonati’ tendono a diventare iperpresenti col migliore amico o col partner, per compensare l’assenza genitoriale. Cioè fanno all’altro ciò che avrebbero voluto si facesse con loro.
Perchè pensano che se non curano tutti i bisogni altrui, saranno considerati poco presenti e dunque persone di scarso valore e facilmente rimpiazzabili, dunque temono che verranno abbandonati.
La paura di essere gettati via spinge gli abbandonati a prendersi eccessivamente cura degli altri.
Per loro è assolutamente normale, sono in buona fede, cercano di fare tutto il meglio per gli altri e sono convinti che sia anche l’unico modo per dimostrarlo praticamente.
Il problema è che ottengono l’effetto contrario: risultano così presenti che ben presto soffocano, non ti lasciano il minimo spazio per arrangiarti e non puoi farglielo capire a meno che non gli spieghi la loro struttura comportamentale.
Come potete prevedere, per la paura dell’abbandono si attua un processo che avrà l’unico effetto di stufare gli altri, che loro malgrado saranno costretti ad andarsene via per non morire soffocati. Dunque gli abbandonati saranno causa dei propri abbandoni in maniera attiva e non sapranno perchè.
Facendo un passo indietro, tornando alle origini nella storia di queste persone con la struttura ‘soffocante’, notiamo che non essendo loro curati dalla madre o dal padre, tenderanno a sostituirsi ai genitori.
Probabilmente sono persone che da piccole, non solo non sono state seguite adeguatamente, ma addirittura hanno dovuto loro prestare le cure ai propri genitori e dunque hanno imparato che per relazionarsi ci si deve prendere carico di qualunque cosa senza ricevere molto in cambio.
La persona ‘soffocante’ non sa davvero cosa voglia dire ricevere perchè non è abituato ad avere molto, gli è sempre stato chiesto di dare tutto fin dall’infanzia.
E’ un bambino a cui viene chiesto di fare da genitore ai propri genitori, uno stravolgimento dei ruoli. Di solito il genitore dà, il bambino riceve perchè non ha ancora nulla per poi crescere e dare a sua volta.
I rapporti amicali ed affettivi diventano dei rapporti genitore-figlio, quindi ci sarà sempre qualcuno che dà ed uno che riceve troppo.
Questa distorsione genera un debito costante, perchè chi viene soffocato di attenzioni, non solo ne riceve troppe ma non può neanche ricambiare. Presto sarà costretto ad andarsene per evitare di sentirsi in colpa.
Di solito chi ha a che fare con queste persone, oscilla tra le frequentazioni soffocanti ed un altro partner completamente assente per compensare il gioco di pieni e di vuoti in maniera frustrante.
La soluzione è portare il rapporto da genitore-figlio ad adulto-adulto, alla pari. E per farlo sarebbe utile mettere le cose in chiaro anche coi genitori ripristinando i giusti ruoli.
Redazione
