Il senso della vita, dilemma tra gioia e sofferenza – di Gennaro Ruggiero

Il senso della vita, dilemma tra gioia e sofferenza – di Gennaro Ruggiero

Più volte mi è stato chiesto,  per te qual è il senso della vita? Non ho mai saputo rispondere, ma ho capito che non avevo in realtà una risposta pronta. E quindi  l’ho presa come una sfida intellettuale e ho fatto la mia ricerca interiore.

La domanda sul senso della vita è forse quella che preferiremmo non porci, per paura della risposta o della sua mancanza.

Siamo nel Terzo Millennio e molte persone credono che noi, l’umanità, siamo la creazione di un’entità soprannaturale chiamata Dio, che Dio avesse uno scopo intelligente nel crearci, e che questo scopo intelligente sia “il senso della vita”. Io, in verità credo che l’entità sia in realtà un evento scientifico, poi c’è sempre il dubbio.

Infatti non è affatto chiaro che esista, Dio, o addirittura possa esistere, una qualche forma di eterno aldilà che implichi la sopravvivenza dell’ego personale.

Anche se ci fosse un tale aldilà, vivere per sempre non è di per sé uno scopo. Il concetto di aldilà sposta semplicemente il problema in una sola posizione, sollevando la domanda: qual è allora lo scopo dell’aldilà? Se l’aldilà ha uno scopo predeterminato, ancora una volta, non sappiamo cosa sia e, qualunque esso sia, preferiremmo poterne fare a meno.

Affidarsi a un eterno aldilà non solo rimanda la questione dello scopo della vita, ma dissuade o almeno ci scoraggia dal determinare uno o più scopi per quella che potrebbe essere l’unica vita che abbiamo.

Quindi, indipendentemente dal fatto che Dio esista o meno, indipendentemente dal fatto che ci abbia dato uno scopo e che esista o meno un eterno aldilà, è meglio che creiamo il nostro scopo o i nostri scopi.

Credo che prima di tutto bisogna capire perché creiamo condizioni, o ci vengono create condizioni di sofferenza e non di gioia solamente.  Forse questo fornisce anche la direzione, il senso della nostra vita.

Finché dimoriamo nella sofferenza, il tessuto della nostra vita è oscuro, squallido e improduttivo. La traiettoria della nostra vita diventa una battaglia senza fine per essere calmata, convalidata e guarita da qualche fonte esterna.

Ma se impariamo a combattere la nostra sofferenza e persino a svilupparla come una vera abilità di vita, scopriamo anche un modo per tessere quei fili oscuri in un arazzo più vibrante: il senso della vita e il modo in cui la sperimentiamo può essere ricco e colorato. In effetti, le nostre vite possono diventare ancora più straordinarie e meravigliose che se non avessimo mai sofferto.

Creare gioia dalla sofferenza. Questo è un viaggio di vita davvero, davvero difficile.

Un obiettivo della vita è quello di scoprire e coltivare la gioia nella vita, anche di fronte alla sofferenza.

Imparare a perdonare, creare gioia negli altri moltiplica la gioia in te. Essere coraggiosi porta gioia. Essere gentili porta gioia. Fare la differenza attraverso il tuo lavoro porta gioia. Il punto fine della traiettoria è insegnare e cercare di sollevare le persone e ispirarle a raggiungere il loro potenziale.

Se riesci a diventare una persona che trasuda gioia, sicuramente renderà ogni cosa, ogni luogo e ogni persona intorno a te più gioiosa, pacifica e felice.

E allora “il senso della nostra vita”, forse per il dopo, non l’abbiamo trovato, ma per l’oggi possiamo intenderlo nel creare condizioni di gioia per noi stessi e per gli altri. E io vorrei tanto riuscirci prima della fine.

Dunque, il dilemma rimane, ma finchè c’è vita c’è speranza, se vita è!

Gennaro Ruggiero – www.ruggierogennaro.wordpress.com

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