Il lockdown è la nuova euroausterità

Il lockdown è la nuova euroausterità

Secondo Bloomberg al 30 marzo 2021, il bilancio della Banca centrale europea arriva a 7.500 miliardi di euro. Per intendersi oltre il 75% del Pil dell’eurozona. Giusto per darvi un’idea era il 15% al momento dello scoppio della grande crisi finanziaria del 2008.

Il 30% al momento dello scoppio della grande crisi dei debiti sovrani del 2011 tutta indotta dalle politiche restrittive di Commissione Ue e Bce e colpevolmente raccontate dai nostri media come crisi di credibilità dei governi italiano, greco e spagnolo. Ed il 45% prima dell’arrivo della pandemia. Insomma, un “crescendo di violini e guai” canterebbero Colapesce e Dimartino. L’omologa Fed negli Stati Uniti d’America ha un bilancio in valore assoluto grosso modo analogo a quella della Bce: 7.720 miliardi di dollari secondo le stime aggiornate di Compound Advisor. Vale a dire 6.500-6.600 miliardi di dollari. Più o meno arriva al 36% del Pil.

Il motore dell’Eurozona è praticamente ingolfato. Pieno di liquidità che non arriva all’economia ferma da anni. Prima a causa delle politiche di austerità indotte dalla Commissione Ue. Poi dal lockdown quale misura adottata per fermare i contagi. In poche parole, la musica europea conosce un solo ed unico spartito: arrestare la crescita. Cosa che del resto spiegava magistralmente Mario Draghi in uno dei suoi ultimi discorsi da banchiere centrale nell’autunno del 2019: “La politica di bilancio deve giocare il suo ruolo stimolando l’economia quando questa è debole e non lasciando alla sola Bce questo compito. Nell’ultimo decennio l’aggiustamento macroeconomico è toccato in modo sproporzionato alla politica monetaria. Abbiamo persino visto casi in cui la politica fiscale è stata pro-ciclica andando in direzione contraria allo stimolo monetario”.

Il Pil italiano nel 2020 arretra di 154 miliardi. Il 9%. Mai così tanto in tempo di pace. E nello stesso periodo i depositi bancari aumentano di 155 miliardi. Neanche a farlo apposta. Ciò che non viene speso nei ristoranti chiusi non fa Pil. Ma si trasforma in deposito che ingrassa il passivo dello stato patrimoniale delle banche. Il cui attivo però si riempirà di sofferenze bancarie. Quei ristoranti che a causa della chiusura forzata non potranno rimborsare il loro debito verso le banche. Finita l’austerità arriva il lockdown.

Nel primo caso si abbassava il reddito dopo averlo prodotto con una tassazione spropositata. Nel secondo caso si impedisce invece la formazione del reddito non facendo austerità ma proprio impedendo alle imprese di produrre reddito. Senza peraltro aver abbassato le tasse. Se non è zuppa è pan bagnato.

Fabio Dragoni – nicolaporro.it

 

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