La crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz ha registrato una drastica escalation a seguito della rottura del memorandum d’intesa siglato il 17 giugno, con pesanti ripercussioni sulla stabilità dell’intera regione mediorientale. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la fine della diplomazia con l’Iran, rivendicando i successi militari del Pentagono e dichiarando che gli Stati Uniti assumeranno il controllo delle rotte marittime come “I Guardiani dello Stretto di Hormuz”. Attraverso un post su Truth, Trump ha specificato che lo stretto rimarrà aperto per il commercio internazionale, ad esclusione dei vettori diretti o provenienti dall’Iran, ma ha imposto un pedaggio pari al 20% del valore delle merci trasportate a titolo di rimborso per i costi di sicurezza sostenuti dagli USA.

Di contro, Teheran ha respinto categoricamente qualsiasi ingerenza americana nella gestione della via d’acqua tramite il portavoce Ebrahim Zolfaqari, minacciando un allargamento del conflitto a tutti i Paesi dell’area. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha inoltre confermato che l’Iran non adempirà agli obblighi del memorandum finché gli Stati Uniti continueranno a violare i propri impegni.

Sul piano militare, i Pasdaran (i Guardiani della rivoluzione) – recentemente sanzionati dal Regno Unito – hanno intensificato le rappresaglie colpendo la base missilistica terra-terra in Kuwait, il centro di comando dei droni in Bahrein e i depositi di carburante della base Prince Hassan in Giordania. Le forze iraniane mantengono il blocco navale di Hormuz, sparando colpi d’avvertimento contro le navi commerciali; secondo i dati di Marine Traffic e Kpler, il traffico marittimo nello stretto è crollato del 52%, azzerandosi completamente nelle ultime ore.

La tensione si è estesa anche allo Yemen, dove gli Houthi hanno dichiarato la fine del cessate il fuoco e l’inizio delle ostilità in seguito a un bombardamento saudita sull’aeroporto di Sanaa. L’attacco mirava a colpire un aereo iraniano che trasportava una delegazione di rientro dai funerali di Ali’ Khamenei; il velivolo è atterrato indenne, ma le autorità yemenite hanno disposto per sicurezza la chiusura di tutti gli aeroporti del Paese. Di fronte al persistente blocco dello stretto, gli Emirati Arabi Uniti stanno valutando una soluzione infrastrutturale a lungo termine: secondo il Financial Times, Dubai pianifica la costruzione di un nuovo porto sulla costa orientale per aggirare definitivamente il passaggio di Hormuz.

Eliza Anton