AGI – ‘La chute’: la caduta, più che annunciata. L’assemblea nazionale francese ha votato a grande maggioranza la sfiducia al premier Francois Bayrou. I no sono stati 364, 34 di più del totale dei deputati delle opposizioni, e 194 i si. L’esperienza Bayrou si chiude dunque dopo solo nove mesi, con la prima crisi provocata da un voto di fiducia chiesto dal premier in carica e non dall’opposizione. E si apre di nuovo un periodo di grande incertezza politica in Francia.
Bayrou andrà martedì all’Eliseo per rimettere il suo mandato nelle mani del presidente Emmanuel Macron. Tre gli scenari possibili: un nuovo governo, lo scioglimento delle Camere, le dimissioni dello stesso Macron.

Il più probabile al momento è che il presidente affidi l’incarico a un nuovo primo ministro, che passi il bilancio – e scongiuri il rischio di un attacco de mercati – e tenga almeno fino alle prossime presidenziali del 2027. Imprescindibile, sulla carta, che la scelta piaccia ai socialisti. Ma difficile che il nome esca dalle file stesse del Ps che non avrebbe i numeri e diverse forze politiche lo hanno messo in chiaro anche oggi.

Seconda ipotesi, che si vada di nuovo alle elezioni. Le ha chieste a gran voce oggi Marine Le Pen: “Sono un obbligo, non un’opzione”, ha detto. Teoricamente si dovrebbe arrivare a questo esito solo se ogni tentativo di rimettere in piedi una maggioranza fallisse. Il precedente delle elezioni improvvise del 2024 non ha portato bene. E il risultato potrebbe essere ancora peggiore di un anno fa per Macron, con un parlamento ancora più frammentato e un Rassemblement National ancora piu’ forte. Infine lo scenario delle dimissioni del presidente, invocate dalla France Insoumise. Ma per molti osservatori, il presidente cerchera’ di resistere fino all’ultimo e lui stesso lo ha già escluso. Ma secondo un recente sondaggio Odoxa-Backnone, il 64% dei francesi lo vorrebbe fuori dall’Eliseo.

Per il giocatore d’azzardo che Macron ha già dimostrato di essere, il voto anticipato potrebbe però rappresentare una tentazione. Lui non avrebbe la possibilita’ di ripresentarsi, ma potrebbe schierare uno dei suoi puntando sul fatto che Le Pen è fuori gioco per la condanna di aprile. Proprio oggi la Corte d’Appello ha fissato le date del processo: dal 13 gennaio al 12 febbraio. Fino ad allora non potrà scendere in campo ma se dovesse essere rovesciata la sentenza di primo grado, potrà correre nel 2027 e sono in tanti a pensare che stavolta ce la farà. Finora Macron si è tenuto lontano dalla bagarre politica e a parte spronare i ministri a restare uniti e combattere, non sembra essersi speso molto per salvare Bayrou. Il presidente potrebbe parlare ai francesi, sempre martedì, alle 20.

SABRINA BELLOSI – agi.it