Il conflitto ha subito un’impennata qualitativa con i bombardamenti dell’IDF nella zona di Nur, a est di Teheran, e sulle rive del Mar Caspio. L’Iran ha risposto immediatamente puntando al cuore di Israele: una pioggia di droni e missili ha preso di mira l’aeroporto Ben Gurion e il Ministero della Sicurezza Interna. Mentre a Rehovot si contano i danni causati dai detriti dei missili intercettati, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha lanciato un monito chiaro, ordinando di “strappare la sicurezza ai nemici” per rispondere all’offensiva nemica.
Israele prosegue nell’eliminazione dei vertici iraniani. In poche ore è stata confermata la morte del portavoce dei Pasdaran, Ali Mohammad Naeini, e di Esmail Ahmadi, capo dell’intelligence dei Basij.
Rappresaglia asimmetrica: Teheran ha reagito minacciando di colpire i centri turistici mondiali frequentati da americani e israeliani, dichiarando che nessun luogo sarà più sicuro per i propri “nemici”.
Sicurezza europea: L’allerta si estende al Regno Unito, dove un cittadino iraniano è stato arrestato per aver tentato di penetrare nella base nucleare scozzese di Faslane.
L’instabilità ha colpito duramente il settore petrolifero con un attacco di droni contro una raffineria in Kuwait, mentre i sistemi di difesa di Arabia Saudita ed Emirati Arabi sono in stato di massima allerta.
Stretto di Hormuz: L’Italia, pur sottoscrivendo con i partner occidentali la necessità di garantire il libero transito marittimo, mantiene una linea cauta. Giorgia Meloni ha ribadito da Bruxelles che non è prevista alcuna missione militare per forzare il blocco navale.
Tensioni diplomatiche: A Roma, l’Ambasciata iraniana ha risposto con durezza al ministro Crosetto, smentendo categoricamente l’ipotesi della presenza di “cellule dormienti” sul suolo italiano.
La gravità della situazione ha spinto la NATO a sospendere temporaneamente la sua missione di addestramento in Iraq. Sul fronte politico, si registra la durissima condanna del presidente turco Erdogan, che ha predetto un alto “prezzo da pagare” per Israele, mentre la Francia, pur non vedendo una fine imminente delle ostilità, preme per una soluzione diplomatica duratura.
Eliza Anton
