Un nuovo e pesante attacco combinato di missili e droni russi si è abbattuto sulla regione e sulla capitale di Kiev, provocando la morte di 17 persone e il ferimento di altre 51. Le incursioni della notte hanno causato incendi in edifici residenziali, magazzini e siti industriali, prendendo di mira in particolare infrastrutture logistiche, un centro di smistamento postale e una stazione ferroviaria nella periferia orientale, dove sono stati registrati otto dei decessi complessivi. Tra le strutture colpite figurano anche i centri distributivi della catena Epicentr. Sebbene la contraerea ucraina sia riuscita ad abbattere 98 dei 115 droni lanciati, non è stato possibile intercettare alcun missile, mettendo a nudo una gravissima carenza di sistemi di difesa aerea di tipo balistico. Questa vulnerabilità ha spinto il presidente Volodymyr Zelensky a lanciare un nuovo urgente appello agli alleati occidentali per ottenere una fornitura maggiore di intercettori Patriot, indispensabili per fronteggiare la crescente intensità degli attacchi di Mosca, supportata secondo indiscrezioni da un’unità missilistica nordcoreana.

Il Ministero della Difesa russo ha rivendicato l’operazione sostenendo di aver mirato a snodi logistici e di trasporto impiegati per lo stoccaggio di armi e la produzione di droni, oltre ad aver colpito tre navi mercantili a sud di Odessa. Sul fronte opposto, prosegue la campagna di ritorsione ucraina in territorio russo per incrementare i costi economici e politici del conflitto per il Cremlino. Oltre ai raid sulle raffinerie, Kiev ha intensificato gli attacchi contro la società di e-commerce Wildberries, accusata di supportare le forze armate russe e di stoccare componentistica per droni. In seguito all’ultimo raid che ha provocato l’incendio di un magazzino nella regione di Tula — portando a oltre venti i siti aziendali danneggiati dall’inizio delle ostilità —, il gigante delle vendite si è visto costretto ad avviare la delocalizzazione delle proprie attività in Kazakistan e Uzbekistan, pur respingendo ogni addebito.

Eliza Anton