Mentre Stati Uniti, Iran e Oman negoziano un’intesa provvisoria di 60 giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz, il presidente americano Donald Trump ha alternato segnali di apertura a chiare minacce militari. In un’intervista a Fox News, Trump ha dichiarato che l’arteria marittima si aprirà a breve, o attraverso un accordo diplomatico — definendo i colloqui in corso molto positivi — oppure in seguito a durissimi attacchi americani. La bozza di intesa allo studio, che Washington mira ad annunciare a breve, non prevede nessun pedaggio per le navi e stabilisce due corsie di navigazione separate: una rotta settentrionale per il traffico in entrata verso il Golfo e una corsia meridionale attraverso le acque territoriali dell’Oman per i flussi in uscita. L’obiettivo primario è ripristinare il transito energetico globale in un’area devastata dal conflitto iniziato il 28 febbraio con gli attacchi Usa e israeliani, gettando le basi per una tregua duratura e la ripresa del dialogo sul nucleare.

Da parte iraniana, tuttavia, l’atteggiamento della Casa Bianca viene accolto con forte scetticismo. Esmail Kowsari, membro della commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento di Teheran, ha definito l’approccio di Trump “contraddittorio e inaffidabile”, citando dati a supporto dei continui cambi di narrazione americani e ribadendo la cautela della dirigenza locale. Parallelamente, la visita di Trump in California per una raccolta fondi è stata contrassegnata da un grave allarme di sicurezza: un uomo di 38 anni, Jeanine John Taele, è stato arrestato dopo essere stato sorpreso a perlustrare il golf club del presidente a Rancho Palos Verdes. La perquisizione sul posto e la successiva ispezione nella sua abitazione da parte dell’FBI hanno portato al sequestro di armi da fuoco, tra cui un fucile d’assalto, un giubbotto antiproiettile, caricatori ad alta capacità e scritti ritenuti preoccupanti. Infine, sul piano della politica interna, Trump è tornato ad attaccare le politiche ambientali su Truth Social, sostenendo che l’uso improprio dell’Endangered Species Act da parte degli attivisti climatici abbia finora bloccato lo sviluppo di infrastrutture e la produzione di petrolio, gas e legname.

Eliza Anton