Le tensioni tra Iran e Stati Uniti continuano a salire lungo lo Stretto di Hormuz, teatro di un nuovo incidente marittimo in cui una nave in transito è stata colpita da un proiettile non identificato, provocando il ferimento di un membro dell’equipaggio. Sul piano politico, il capo negoziatore e presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha ribadito che lo stretto rimarrà chiuso fino alla completa revoca del blocco navale statunitense, del rilascio degli asset congelati e dell’embargo petrolifero, avvertendo che Teheran è pronta a un intervento militare per rompere il blocco qualora la diplomazia fallisca.

Dall’altro lato, il presidente americano Donald Trump ha intensificato la provocazione dichiarando via social lo Stretto di Hormuz come “Nuovo territorio degli Stati Uniti” e sostenendo che l’area sia aperta e sminata, smentendo al contempo l’esistenza di colloqui programmati con Teheran. In risposta, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi hanno rigettato le pretese americane; Araghchi ha inoltre accusato Israele di aver lavorato per sabotare il memorandum d’intesa e il cessate il fuoco, rivendicando la fermezza diplomatica e militare iraniana contro le richieste di resa incondizionata.

In questo quadro di forte instabilità si inserisce l’azione diplomatica del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale ha avuto un colloquio telefonico con Trump per sollecitare l’uso dei canali diplomatici. Erdogan ha richiamato l’attenzione sull’accordo di difesa comune siglato con Pakistan e Arabia Saudita e ha espresso preoccupazione per le azioni israeliane a Gaza, sottolineando la necessità di procedere verso la seconda fase del processo di pace e la ricostruzione della regione.

Eliza Anton