Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e il primo ministro Benjamin Netanyahu hanno confermato l’uccisione di Mohammed Odeh, recentemente nominato comandante supremo delle Brigate Ezzedine Al-Qassam, l’ala militare di Hamas a Gaza. Odeh, indicato dall’intelligence di Tel Aviv come uno dei principali responsabili e pianificatori del massacro del 7 ottobre, aveva assunto la guida del braccio armato dell’organizzazione terroristica all’inizio di maggio, succedendo a Ezzedine Al-Haddad, anch’egli eliminato in un precedente raid israeliano. Secondo quanto riportato dai media palestinesi, l’operazione aerea mirata che ha condotto alla morte del leader militare ha coinvolto anche la sua abitazione, provocando il decesso della moglie e dei figli.

Parallelamente alle operazioni militari, il governo israeliano ha riaffermato la volontà politica di procedere con i propri programmi di ricollocamento della popolazione palestinese. Il ministro della Difesa Katz ha infatti annunciato la riattivazione del piano di evacuazione della popolazione di Gaza e del connesso progetto di emigrazione volontaria da Gaza.

Questo piano, i cui primi canali operativi erano stati predisposti all’inizio del 2025, aveva subito una battuta d’arresto a causa dello sviluppo dei combattimenti sul terreno e dell’introduzione del temporaneo cessate il fuoco; i vertici di Tel Aviv hanno tuttavia ribadito che la misura sarà implementata secondo le tempistiche previste e i criteri stabiliti dall’esecutivo.

L’allargamento del conflitto e il bilancio delle vittime in Libano

Sul fronte settentrionale non si arresta l’offensiva delle forze di difesa israeliane, che continuano a condurre intensi bombardamenti oltre il confine. Un recente attacco aereo effettuato nella località di Deir Ames ha causato due vittime, inserendosi in una più ampia ondata di attacchi di Israele nel sud del Libano concentratasi nelle ultime ore.

Il ministero della Salute libanese ha diffuso un bollettino ufficiale aggiornato che attesta un bilancio complessivo di almeno 31 morti e 40 feriti; i dati ministeriali evidenziano che tra le vittime si registrano 4 bambini e 3 donne, con il focolaio più grave individuato nel villaggio di Burj al-Shamali, situato nei pressi della città costiera di Tiro, dove i bombardamenti hanno provocato la morte di 14 persone.

Eliza Anton