La nuova legge elettorale approda nell’Aula della Camera, dando il via a una complessa battaglia parlamentare e a una serie di mediazioni strategiche all’interno della maggioranza e delle opposizioni. Il primo atto di protesta del “campo larghissimo” ha visto il Partito Democratico, insieme ad Avs, M5S, Italia Viva, Azione e +Europa, sollevare una questione regolamentare contro il contingentamento dei tempi di intervento, parlando di un “disagio profondo”. In parallelo, Pd, M5S e Avs hanno inviato una lettera formale al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, chiedendo lo scrutinio segreto su tutta la riforma, inclusi i singoli emendamenti e il voto finale sul provvedimento, avvalendosi degli articoli del regolamento interno.
Sul fronte della maggioranza, si registra un’intesa sull’emendamento sulle preferenze targato Fdi-Nm-Udc, che propone un compromesso basato su un capolista bloccato e tre preferenze con alternanza di genere. Sia Forza Italia sia la Lega hanno dato indicazione di voto favorevole, ricomponendo le divisioni emerse nei giorni scorsi. Il leader azzurro Antonio Tajani ha minimizzato i timori di fratture interne e l’eventuale minaccia di franchi tiratori nel segreto dell’urna, confermando che “le preferenze sono un dettaglio” e che il governo rimane solido con l’obiettivo prioritario della stabilità. Anche la Lega, dopo un vertice interno con figure chiave come Molinari, Calderoli e Paganella, ha confermato il proprio ‘sì’ per salvaguardare la tenuta dell’alleanza.
All’interno dello schieramento di maggioranza, il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha espresso dure critiche all’emendamento definendolo frutto di una “politica dell’inciucio” volta a mantenere il controllo dei leader sui capilista bloccati. Nonostante l’opposizione a questa formula e la difesa di una proposta di preferenze “pure”, Vannacci ha comunque annunciato il voto favorevole dei deputati del suo movimento, considerandolo un passo avanti rispetto all’assenza di preferenze.
Eliza Anton
