Roma, 26 nov. (askanews) – La retromarcia della maggioranza, andata in scena ieri in Senato, sulla Pdl che introduce il consenso “libero e attuale” come parametro per valutare se vi sia stata violenza sessuale, è ‘targata’ Matteo Salvini. Ma non solo. I resoconti parlamentari della commissione Giustizia di Palazzo Madama restituiscono la genesi della brusca frenata alla modifica dell’articolo 609 bis del codice penale che aveva visto invece il via libera unanime a Montecitorio dopo la stretta di mano tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein. Tanto che le opposizioni, che hanno abbandonato la seduta per protesta, hanno accusato tutto il centrodestra di aver “stracciato l’accordo politico” tra le due leader con un “voltafaccia”.
Alla Lega in commissione Giustizia si sono subito affiancati Fdi e poi anche Forza Italia che ha avanzato la richiesta di audizioni. Che, a quanto si apprende, si terranno la prossima settimana. I soggetti auditi, due per gruppo parlamentare, verranno comunicati entro lunedì.
Dai banchi della maggioranza, Mara Carfagna di Noi Moderati, si dice “certa che si procederà comunque spediti”. Un “approfondimento è un diritto-dovere dei parlamentari” ma “quando c’è la volontà politica le difficoltà si superano, e in questo caso la volontà è espressa al massimo livello dalle leader dei due schieramenti”.
Che la strada non fosse in discesa lo indicava comunque quel voto unanime nell’altro ramo del Parlamento che non era stato poi così unanime, a ben guardare, avendo partecipato poco più della metà dei 400 deputati della Camera: 227 voti a favore e nessun contrario su 227 presenti.
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