Da giorni e giorni non sento che parlare del ‘Governo di cambiamento. Come la stragrande maggioranza degli italiani sono in attesa della fine di queste manfrine che anche la ‘Terza Repubblica’ ci sta regalando per iniziare ad apprezzare questo benedetto cambiamento. Ma di che cambiamento stanno parlando i vari politici? A me non risulta chiaro. Cambiare? data la situazione attuale del nostro paese, mi sembra un qualcosa di ineludibile ma cambiare cosa? Come? Ho sentito varie proposte, alcune palesemente da campagna elettorale, con possibili importanti riflessi sulle nostre disastrate casse dello stato e con altre tipologie di risvolti ancora da valutare
A tal proposito vorrei aprire una breve parentesi
Il disastro economico finanziario trova, soprattutto, le sue fondamenta, secondo il mio modesto parere, in una politica completamente errata. E’ inutile indignarsi… i nostri politici sono di una impreparazione stellare. Le cause sono complesse, ma certamente l’adozione di un maggioritario farlocco, dove per essere eletto devi semplicemente farti mettere in lista dal tuo capobastone, dispensa i nostri politici dal dotarsi di una preparazione culturale adeguata….. quindi siamo di fronte ad un problema evidente: il deficit di politica e di democrazia, determinato nel aver represso il ruolo dei partiti con l’adozione di leggi elettorali poco brillanti.
Ci hanno insegnato che i partiti erano il “male”, erano la “ corruzione”, erano il “voto di scambio”, andavano combattuti, irreggimentati….non possiamo negare che il problema, ahimè, esiste! ma la soluzione, purtroppo, è stata peggiore del male: ha generato una classe di yes man più corrotta e…della precedente. Impreparata, in particolar modo, a gestire il rapporto con le istituzioni Europee. Gli attuali politici sono soggiogati dal pensiero magico europeo.
Mi sembra che uno dei pochi meriti di cui ultimamente possiamo vantarci è quello di aver dato i Natali all’attuale Presidente della BCE. Un pò poco… Mi affido quindi a diagnosi già ampliamente dimostrate:
– Lentezza della nostra giustizia. Secondo un rapporto della commissione UE la nostra giustizia semplicemente non funziona. Lentissima e non solo. Secondo alcuni l’inefficienza della nostra giustizia ci costa almeno l’1% del PIL. Senza dimenticare i pericolosi risvolti sociali, ricordo anche che uno dei fattori che tengono lontani gli investitori dal nostro paese è proprio il nostro sistema giudiziario.
– Burocrazia. Secondo un sondaggio la maggior parte di quegli imprenditori che hanno trasferito le loro attività nella vicina Svizzera, hanno sostenuto che la prima ragione di questa delocalizzazione è stata proprio la burocrazia. Non ho a disposizione un calcolo preciso di quanto la delocalizzazione abbia inciso sul nostro PIL: quello che sappiamo è che sono state migliaia le aziende (piccole, medie e grandi) che hanno salutato il nostro paese e sono state accolte a braccia aperte ovunque nel mondo. Se alle difficoltà di una fiscalità non certo amica per gli imprenditori, alla lentezza della giustizia, all’arretratezza di un certo modo di fare sindacalismo, aggiungiamo il distacco del mondo produttivo dalla scuola (in particolar modo quella professionale), non possiamo certamente biasimare chi ha fatto questa scelta.
– Cultura. Volendo volgarizzare il concetto, e me ne scuso, oggi sappiamo che la cultura è un business importante. Da sempre gli investimenti, se così possiamo chiamarli facendo uno sforzo semantico, che il nostro paese ha fatto nella cultura sono a dir tanto omeopatici.
– Investimenti. C’è una formula semplice che si studia il primo giorno di qualsiasi corso base di economia: il moltiplicatore degli investimenti (con tutte le variabili ad esso collegate). Anche in questo caso siamo il paese europeo che meno investe in tantissimi settori (cito tra gli altri la green economy).
Questa breve diagnosi mi suggerisce una prima considerazione che è quella di essere privi di una qualsiasi strategia economica, di breve ma anche di medio e lungo termine. Abbiamo accettato, senza quasi colpo ferire, le direttive di austerity imposteci ‘dall’alto’, coi risultati che abbiamo di fronte, senza aver portato avanti quelle riforme strutturali di cui sopra e quei progetti necessari per la crescita.
Fermo restando che alcune delle sopra citate riforme sono a costo zero, anzi con notevoli risparmi per le casse dello stato, vorrei riservare la medicina più importante a quello che è, a ragione, il nostro problema più grande: l’enorme deficit pubblico.
Eppure le soluzioni sono a portata di mano, basta riguardare le regole che disciplinano la Macroeconomia e riportarle nella Microeconomia. La Macro è un ramo dell’economia politica che studia i comportamenti del sistema economico aggregato tenendo in considerazione una serie di variabili: domanda e offerta; PIL; , consumo, investimento, risparmio, esportazioni ed importazioni, la bilancia dei pagamenti; la moneta; l’inflazione, la disoccupazione, le aspettative e infine la politica monetaria della Banca Centrale e la politica fiscale del Governo…. e beh qui due note dolenti, dove il ruolo della politica economica è quello, attraverso quanto detto sopra, di intervenire e correggere, qualora quella famosa” mano invisibile” non fosse in grado di farlo.
Per risolvere il problema si potrebbe ricorrere a manovre e strumenti di finanza strutturata come: ABS (ASSET BACKET SECURITIES), AIF (ALTERNATIVE INVESTIMENT FOUND) che a differenza delle Sicav, che investono in tradizionali strumenti finanziari, sono più flessibili. Infatti gli AIF hanno una propria politica di investimento, una propria contabilità, un proprio codice ISIN, ecc. ecc. Il Project Finance; ETI’S (Exchange Traded Investiment) è uno strumento che di monetizzare l’asset conferito in una SPV per utilizzarlo come collaterale per l’emissione di un’obbligazione; I BOND e altri strumenti.
Quali sono i vantaggi?
- Valorizzazione immediata di un progetto( abbattendo la burocrazia che domina nel ns Paese)
- Trasformazione della classe di rischio
- Acquisizione di finanza a media lungo termine fuori dai parametri di Basilea 3
- Raggiungimento e miglioramento del Rating aziendale
- Possibilità di auto cartolarizzazione
- Internalizzazione Esse creano una “cabina di regia” un “incubatore finanziario autonomo” in grado di sostenere un sistema a fecondità ripetuta. Na pratica di propone un nuovo modello strategico-operativo tra impresa e finanza, assegnando a quest’ultima la funzione prioritaria di motore della crescita economica.
Cambiare si può! Siamo il paese più bello dello mondo, con il 50% del patrimonio artistico esistente, con genialità che ci pongono tra i maggiori paesi brevettatori, con qualità di vita ancora alte….. e soprattutto occupiamo un posto nella storia e non quello di sorvegliati speciali dell’UE. Nella mia breve disamina traggo la speranza di un cambiamento che possa portare il ns amato Paese ad essere uno dei motori dell’economia mondiale.
Rossella Rettura
