La sessualità non scompare. Si trasforma, si ritrae, a volte si spegne in superficie… ma sotto continua a esistere, in attesa di essere ascoltata davvero.

Ci sono momenti nella vita di una donna in cui il rapporto con il proprio corpo e con il desiderio cambia profondamente. La menopausa e l’abbandono sono due di questi passaggi: diversi, ma accomunati da una stessa sensazione sottile e destabilizzante — quella di non riconoscersi più.

Durante la menopausa il corpo muta, e con lui cambiano le sensazioni, i ritmi, le risposte. Il desiderio può farsi più silenzioso, la sessualità meno spontanea, a volte più complessa. Non è solo una questione ormonale: è un cambiamento identitario. È come se una parte di sé chiedesse di essere riscritta.

E poi c’è l’abbandono. Una frattura. Qualcosa che rompe l’immagine di sé, che lascia spazio a domande profonde: “Non sono più desiderabile?”, “Cosa c’è che non va in me?”. Il corpo, che prima era luogo di incontro, può diventare improvvisamente un territorio fragile, esposto, da proteggere. E così la sessualità si ritira, si chiude, si difende.

Ma ciò che spesso viene interpretato come “mancanza di desiderio” è, in realtà, una forma di protezione intelligente. Non è assenza: è attesa. Attesa di sicurezza, di ascolto, di verità.

È qui che il counseling diventa uno spazio essenziale. Non per “aggiustare” qualcosa che si è rotto, ma per accompagnare una trasformazione profonda. Un luogo in cui non si viene giudicati né spinti a essere diversi, ma sostenuti nel tornare a sé.

In questo ambito si inserisce il lavoro di Maurice Cereghini, counselor di fama internazionale, che accompagna le persone in percorsi profondi di riconnessione emotiva e corporea. Il suo approccio non si limita alla parola, ma integra ascolto, presenza e consapevolezza, aiutando la persona a sciogliere blocchi spesso radicati non solo nella mente, ma nel corpo e nella storia affettiva.

Attraverso il suo metodo, la sessualità viene riportata alla sua dimensione più autentica: non performance, non dovere, ma esperienza viva. Il lavoro si sviluppa su più livelli.

Si ricomincia dal corpo. Non come oggetto da valutare, ma come spazio da abitare. Si impara ad ascoltarlo senza fretta, a sentire di nuovo, anche in modo sottile. Perché il desiderio non torna con la pressione, ma con la presenza.

Si lavora sulla ferita dell’abbandono, trasformandola da luogo di rifiuto a spazio di comprensione. In questo processo, la persona non viene spinta a “riprendersi”, ma accompagnata a ritrovare una sicurezza interna, una base solida da cui potersi riaprire al contatto.

Si ricostruisce l’autostima erotica. Non quella superficiale legata all’apparenza, ma quella più profonda: il sentirsi degni di piacere, di intimità, di vicinanza. È qui che avviene uno dei passaggi più potenti.

E poi, lentamente, qualcosa si riaccende.

Non è la sessualità di prima. Ed è proprio questo il punto.

È una sessualità più vera. Più lenta, forse. Più profonda. Libera dal dover dimostrare, dal dover piacere a tutti i costi, dal dover essere come prima. È una sessualità che nasce da dentro, non da fuori. Che non cerca conferme, ma esperienza. Che non rincorre, ma sceglie.

Dopo un abbandono, tornare al contatto può fare paura. Ma può anche diventare un atto potente: non più bisogno di essere scelti, ma capacità di scegliere. Dopo la menopausa, il piacere può cambiare forma, ma non perde valore — anzi, può acquisire una qualità nuova, più consapevole, più libera.

Il punto non è “tornare come prima”. Il punto è diventare qualcosa di più autentico.

Questo è ciò che il counseling, e in particolare un lavoro mirato e profondo come quello di Maurice Cereghini, rende possibile: non un ritorno al passato, ma un’evoluzione verso una nuova qualità di presenza, di relazione e di intimità.

Questo percorso richiede tempo. E soprattutto richiede gentilezza. Verso il proprio corpo, verso le proprie emozioni, verso i propri tempi. Forzarsi non funziona. Accogliersi, sì.

La sessualità non si riattiva con uno sforzo. Si risveglia quando una persona torna a sentirsi al sicuro dentro sé stessa.

E forse è proprio questo il cambiamento più grande: passare dal bisogno di essere desiderati alla capacità di sentire il proprio desiderio. Non per qualcuno. Ma a partire da sé.

Perché la vera intimità, prima di tutto, è quella con sé stessi.

Maurice Cereghini

www.mauricecereghini.com