37126_pplIncontriamo a Roma , sul Red Carpet del Festival Internazionale del Film di Roma, Richard Tiffany Gere, il nostro mitico attore holliwodiano Richard Gere che  ha compiuto 65 anni lo scorso 31 agosto.

Diventa sex symbol negli anni 89 con il film American Gigolo,  e poi con  Ufficiale e gentiluomoPretty Woman, e tanti altri bellissimi film, tra cui amo ricordare Autunno a New York.

Ma Gere è una persona impegnata anche sul fronte delle battaglie sociali, dei diritti civivi e per la pace.

Diventa un tibetano buddista praticante nonché un attivo sostenitore della figura politica del Dalai . E’ fervente sostenitore dei diritti umani in Tibet;  ed infatti è un co-fondatore della Tibet House, il creatore della Fondazione Gere ed il presidente del Consiglio di Amministrazione per l’International Campaign for Tibet

?????????????Sostiene attivamente Survival International, l’organizzazione che difende i diritti umani dei popoli indigeni di tutto il mondo, eg è anche in prima linea per cause civili come la lotta all’AIDS. Attualmente fa parte del Consiglio di Amministrazione del Healing the Divide, un’organizzazione che sostiene le iniziative globali per promuovere la pace, la giustizia e la comprensione.

Nel 2010, Gere dichiarò il suo disappunto per l’intervento americano in Iraq e  dichiarò:  “Sono molto dispiaciuto per quello che gli Stati Uniti hanno fatto in Iraq. Questa guerra è stata una tragedia per tutti. Spero che il popolo iracheno possa ricostruire il proprio paese”.

Accolto con entusiasmo da molti fan e dagli addetti ai lavori, e da molti di noi giornalisti e giornaliste a Roma al Festival Internazionale del Film, Gere si è reso apertamente disponibile alle nostre domande.

  • Alla domanda sull’andamento del cinema oggi, ha sapientemente risposto ai nostri microfoni:

“Se vuoi convincere uno studio a realizzare un film devi parlare di thriller o commedie romantiche, o un mix dei due generi. I film drammatici, che un tempo erano il pane degli studios, oggi si fanno con budget bassi e produttori indipendenti. Questo credo sia il futuro dei film seri, film che non fanno guadagnare ma che si realizzano per passione”. 

01gere_hachiko(1)Tra l’altro un film che rispecchia la sua precedente idea espressa in questa intervista, poiché, esso è un film a basso budget, girato in sole tre settimane e di cui è anche produttore.

Girato in una New York che non guarda e non si accorge dell’amara realtà di situazioni che esistono  come quella di un uomo che da anni vive di alcool e stenti, e letti e divani presi in prestito da donne compiacenti, che un mattino si ritrova solo senza un tetto né un posto dove andare, a vagare per le strade di quella New York che ospita una figlia che di lui non vuole più sapere.

  • Alla domanda su questa penosa realtà dei senzatetto, Gere ha risposto:

“Io di ricerca sull’argomento dei senza tetto ne ho fatta tanta – racconta – ho visitato i centri di assistenza, ho approfondito la realtà di quei 60.000 (di cui 20.000 bambini) che nella città di New York sono senza fissa dimora. Ma la vera esperienza per me è stata quella del girare il film. Per  21 giorni con il regista siamo stati per strada alla ricerca di un film che avesse un’impronta invisibile, utilizzando da lontano teleobiettivi nascosti che la gente per strada non avrebbe notato. Abbiamo girato al Greenwich Village, un quartiere culturale dove c’è tanta gente appassionata di cinema ma nessuno mi ha notato, nessuno mi ha riconosciuto. E stata un’esperienza incredibile, sono entrato completamente nel ruolo degli invisibili che non ci interessano, con i quali non vogliamo avere nessun contatto”.

  • E ha aggiunto:

 “Il film ha anche un messaggio molto più universale, che ci riguarda tutti. Il desiderio forte di appartenenza che ogni uomo prova, la necessità di trovare un posto nel mondo. Tutti in un certo momento della nostra vita ci chiediamo cosa significa casa”.

Aggiungerei che probabilmente il film è anche una sorta di denuncia di una società che ha poca attenzione verso le debolezze umane creando barriere burocratiche che spingono sempre più giù chi già sta andando a fondo.

 Il sorriso e la dolcezza di Gere, la bravura che si rispecchia in pochi attori dell’odierno panorama del cinema mondiale devo ammetterlo,  e credo in  molti dobbiamo ammetterlo,  ci fa pensare che il cinema ce la può fare  a tornare a essere quella fabbrica dei sogni di un tempo, i sogni di qualità.

 Carolina Maleni