
Crisi in Medio Oriente: l’Iran minaccia il petrolio a 200 dollari
La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto livelli d’allarme dopo i recenti scontri militari tra Iran, Israele e Stati Uniti. Teheran ha lanciato un avvertimento diretto alle economie mondiali: il prezzo del petrolio potrebbe raddoppiare, toccando la cifra record di 200 dollari al barile.
Non si tratta solo di benzina per le auto. Il petrolio è il “motore” del mondo per questo, un blocco delle forniture o un prezzo troppo alto potrebbero mettere in ginocchio l’economia globale.
sbloccate le riserve d’emergenza
Per evitare il panico e il blocco dei trasporti, l’Aie (Agenzia Internazionale dell’Energia) ha risposto con una manovra senza precedenti:
400 milioni di barili immessi sul mercato: È il più grande rilascio di scorte della storia.
Cos’è l’Aie? È un’organizzazione nata dopo la crisi energetica degli anni ’70. Ne fanno parte 32 Paesi (inclusa l’Italia) che hanno l’obbligo di tenere da parte scorte di petrolio per almeno 90 giorni, da usare solo in casi di estrema emergenza o guerra.
Un evento raro: Questa è solo la sesta volta nella storia che l’Agenzia decide di intervenire in modo coordinato. Era successo in passato solo per grandi conflitti (Guerra del Golfo, Ucraina, Libia) o disastri naturali (uragano Katrina).
Nonostante le minacce iraniane, il mondo non è del tutto impreparato. Attualmente esistono dei “cuscinetti” di sicurezza:
Paesi Aie: Detengono oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche.
Cina: Ha accumulato riserve enormi (circa 1,2 miliardi di barili), sufficienti a coprire il proprio fabbisogno per quasi 4 mesi. Per precauzione, Pechino ha già chiesto alle proprie raffinerie di smettere di esportare benzina all’estero.
India: Sta cercando di proteggersi continuando a comprare petrolio dalla Russia, nonostante le sanzioni internazionali, grazie a permessi speciali.
Siamo di fronte a una prova di forza: da una parte l’Iran minaccia di strangolare i rifornimenti globali per far impennare i prezzi; dall’altra, le grandi potenze stanno usando le proprie “scorte di sicurezza” per evitare che la crisi diventi un collasso economico totale.
Eliza Anton
