L’UNICEF stima che più di 34 milioni di bambini vivono in situazioni di conflitto e disastri senza accesso a servizi di protezione dell’infanzia, fra cui 6,6 milioni di bambini in Yemen, 5,5 milioni in Siria e 4 milioni in Repubblica Democratica del Congo.
Cinque più grandi appelli riguardano i rifugiati siriani e le comunità ospitanti in Egitto, Giordania, Libano, Iraq e Turchia (904 milioni di dollari); Yemen (542,3 milioni di dollari); Repubblica democratica del Congo (326,1 milioni di dollari); Siria (319,8 milioni di dollari) e Sud Sudan (179,2 milioni di dollari).
Milioni di bambini che vivono in paesi colpiti da conflitti e disastri non hanno accesso a servizi di protezione vitali per i bambini, mettendo a rischio la loro sicurezza, il loro benessere e il loro futuro: per i programmi di protezione dell’infanzia sono necessari 385 milioni di dollari dell’appello generale, compresi anche circa 121 milioni di dollari per i servizi di protezione per i bambini colpiti dalla crisi in Siria.
“Oggi milioni di bambini che vivono in situazioni di conflitto o disastri subiscono terribili livelli di violenza, stress e trauma”, ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “L’impatto che hanno i nostri servizi di protezione dei bambini non sarà mai sottolineato abbastanza. Se i bambini non hanno luoghi sicuri per giocare, se non possono essere riuniti con le loro famiglie, se non ricevono supporto psicosociale, non possono guarire dalle cicatrici invisibili causate dalla guerra.”
I servizi di protezione dell’infanzia includono tutte quelle azioni per prevenire e rispondere ad abusi, abbandono, sfruttamento, traumi e violenza. L’UNICEF lavora anche per assicurare che la protezione dei bambini sia centrale in tutte le altre aree dei suoi programmi di intervento umanitario, che comprendono acqua e servizi igienico-sanitari, istruzione e altre aree di lavoro quali l’identificazione, l’attenuazione e la risposta ai potenziali pericoli per la salute e il benessere dei bambini.
Tuttavia, i finanziamenti limitati e altre sfide come il crescente disinteresse delle parti in guerra per il diritto internazionale umanitario e il diniego dell’accesso umanitario rappresentano una significativa limitazione alla capacità delle agenzie per gli aiuti di proteggere i bambini. In Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, l’UNICEF ha ricevuto solo un terzo dei 21 milioni di dollari richiesti per i programmi di protezione dei bambini nel 2018, mentre circa un quinto dei fondi per la protezione dei bambini in Siria non è stato ricevuto.
“Fornire a questi bambini il supporto di cui hanno bisogno è fondamentale, ma senza azioni internazionali consistenti e condivise, molti continueranno ad essere lasciati indietro,” ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore dei Programmi d’Emergenza dell’UNICEF. “La comunità internazionale deve impegnarsi a supportare la protezione dei bambini nelle emergenze.”
Nel 2019 ricorre il 30° anniversario della ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e il 70° anniversario della Convenzione di Ginevra, ma, oggi più che in qualsiasi altro momento degli ultimi 30 anni, molti paesi sono coinvolti in conflitti interni o internazionali, minacciando la sicurezza e il benessere di milioni di bambini.
L’appello dell’UNICEF viene lanciato a un mese da quando l’agenzia ha dichiarato che il mondo non sta proteggendo i bambini che vivono in conflitto, con conseguenze catastrofiche. I bambini che sono continuamente esposti a violenze o conflitto, in particolare in giovane età, rischiano di vivere in uno stato di stress tossico – una condizione che, senza il giusto sostegno, può portare a conseguenze negative per tutta la vita sul loro sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo. Molti bambini colpiti da guerra, sfollamenti e altri eventi traumatizzanti come violenza sessuale e di genere, richiedono assistenza specializzata per essere aiutati ad affrontare e superare questi traumi.
In totale l’UNICEF, lavorando con i suoi partner, intende fornire accesso a supporto psicosociale a 4 milioni di bambini e di persone che se ne prendono cura; fornire accesso ad acqua sicura a circa 43 milioni di persone; raggiungere 10,1 milioni di bambini con istruzione di base formale e non formale; vaccinare 10,3 milioni di bambini contro il morbillo; curare 4,2 milioni di bambini da malnutrizione acuta grave.
Nei primi 10 mesi del 2018 l’UNICEF ha: fornito supporto psicosociale a 3,1 milioni di bambini e di persone che se ne prendono cura; dato accesso ad acqua sicura a 35,3 milioni di persone; dato accesso a una qualche forma di istruzione a 5,9 milioni di bambini; vaccinato 4,7 milioni di bambini contro il morbillo; curato da malnutrizione acuta grave 2,6 milioni di bambini. (aise)

ROMA\ aise\ – L’UNICEF ha lanciato oggi il nuovo Rapporto sull’intervento umanitario, che contiene gli appelli e gli impegni per il 2019 per fornire a 41 milioni di bambini in 59 paesi nel mondo accesso ad acqua sicura, nutrizione, istruzione, salute e protezione; per supportare il suo lavoro per i bambini in contesti di crisi umanitarie l’UNICEF chiede 3,9 miliardi di dollari di fondi necessari per il 2019.