È di almeno 28 studenti morti e 18 feriti il bilancio provvisorio di un bombardamento aereo delle forze del generale Khalifa Haftar sul Collegio militare di Tripoli. Lo rende noto su Twitter l’operazione «Vulcano di rabbia» del governo di Tripoli, pubblicando anche le foto e un filmato dei momenti successivi al raid, con ambulanze sul luogo e persone in preda al panico. Altre fonti non verificate parlano di una quarantina di morti mentre le forze del generale Haftar sostengono di aver causato almeno 70 vittime. «In risposta al bombardamento turco» compiuto «all’alba, l’aviazione ha preso di mira un raggruppamento di cento miliziani presso l’Accademia militare che si preparavano a partecipare ai combattimenti in corso e almeno 70 fra loro sono stati uccisi», scrive la pagina Facebook della «Divisione informazione di guerra» delle forze del generale. Questa mattina il generale Khalifa Haftar, che il 4 aprile scorso ha lanciato la campagna per la presa di Tripoli, ha chiamato la popolazione alla «mobilitazione generale» e alla «jihad» contro un eventuale intervento militare turco in Libia a sostegno del Governo di accordo nazionale.
«Accettiamo la sfida e dichiariamo la jihad (la guerra santa islamica; ndr) e la mobilitazione generale», ha detto Haftar in un discorso rimandato dalla rete televisiva al-Hadath. Vestito con l’uniforme militare, il maresciallo Haftar ha esortato «tutti i libici» a prendere le armi, «uomini e donne, militari e civili, per difendere la nostra terra e il nostro onore». «Rinserriamo i nostri ranghi e mettiamo da parte le nostre divergenze – ha detto -. Il nemico raduna le sue forze per invadere la Libia e asservire la nostra gente», trovando «tra i traditori quelli che hanno firmato con lui un accordo di sottomissione, d’umiliazione e di onta», ha aggiunto con riferimento al memorandum siglato a fine novembre dal Governo di al-Serraj con quello di Ankara.
Non si tratta più solamente, secondo Haftar, «di liberare Tripoli» dalle milizie che la controllano, ma ormai bisogna «fronteggiare un colonizzatore» che vuole «riprendere il controllo della Libia», antica provincia dell’Impero Ottomano. Il maresciallo si è quindi rivolto al popolo «amico» turco, che ha esortato alla sollevazione contro il proprio presidente Recep Tayyip Erdogan, definendolo «un avventuriero dissennato» che manda le sue truppe «alla morte» e attizza il fuoco della discordia tra i musulmani e i popoli della regione «per soddisfare i suoi capricci». (msn.it)
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