13430_a29782Le donne, il riconoscimento della loro differenza, dei loro diritti, la tutela contro abusi e discriminazioni, da problema politico e sociale stanno diventando sempre più una questione centrale dei diritti umani del mondo globalizzato. E in questo senso l’ultima Conferenza delle Nazioni Unite, a quasi venti anni da quella di Pechino, è stato un grande summit epocale, che ha evidenziato la necessità della piena partecipazione delle donne al potere economico, politico e sociale.

Donne attive nella politica, nell’economia, nella società, nella cultura, nelle comunità religiose, nella scienza, nella giustizia, nei mezzi d’informazione, ecc..: le donne sono diventate sempre di più le protagoniste determinanti.

Di conseguenza, è stato maturato il consenso sul fatto che il rafforzamento della posizione della donna e il miglioramento dei suoi diritti rappresentano premesse essenziali per ogni forma di sviluppo delle società e dei governi.

slide_8A Pechino fu definita una posizione ampiamente condivisa per la dichiarazione finale e la piattaforma d’azione, in merito alle quali è stato trovato un consenso tra i valori “occidentali” e le concezioni dei paesi in via di sviluppo.

Negli anni, la donna si è sempre di più impegnata nelle organizzazioni non governative, per rivendicare i suoi diritti a livello locale, regionale, nazionale e internazionale. Decine di migliaia riuscirono a recarsi a Pechino ed esercitarono il loro influsso sui risultati delle trattative.

Anche nei paesi in via di sviluppo le donne vanno assumendo una posizione stabile nella politica e diventano sempre di più organizzazioni partner anche dell’Unione europea.

Comunque, ciò non deve fornire il pretesto per continuare a tenerle lontane dal potere politico, al contrario: l’impegno delle donne nelle organizzazioni non governative deve e può far avanzare la partecipazione delle donne anche nei processi decisionali della sfera politica.

Il regolamento europeo afferma che “l’importanza del ruolo svolto dalle donne sul piano economico e sociale nei paesi in via di sviluppo ha determinato il riconoscimento sempre più diffuso a livello internazionale del fatto che la loro piena partecipazione senza discriminazioni è una condizione indispensabile per uno sviluppo reale e sostenibile”. Vengono descritti correttamente gli ostacoli che le donne incontrano sulla via dell’equiparazionee quindi si sollecita la soppressione delle disparità tra uomini e donne. “La cooperazione allo sviluppo deve incoraggiare la necessaria concomitante trasformazione degli atteggiamenti, delle strutture e dei meccanismi a livello politico, economico, giuridico, di comunità e di famiglia”.

Una prospettiva umana, quella della donna, basata su una visione circolare, che abbraccia tutto e tutti; contrapposta alla prospettiva lineare, così prevalentemente  maschile e individualista, mutuata dalla società industriale.

Insomma, senza stucchevoli demagogie, con il realismo con cui tutti noi siamo abituati a riflettere e a documentare le nostre scelte e le nostre affermazioni, dobbiamo dire che oggi, più che mai, il quadro evolutivo verso forme disumanizzanti sospinte in avanti dalla globalizzazione  e  dall’invasività dell’economia, ha bisogno di un supplemento di sforzo e di presenza della donna nella società. Il

che non vuol dire che debbano esservi più donne poliziotto, un campionato di calcio femminile parallelo a quello maschile, parità fra uomo e donna nell’addestramento militare e cose d’altro genere. Occorre altro. Occorre, innanzi tutto, che la donna ancora troppo ripiegata su se stessa, assuma maggiore consapevolezza delle sue possibilità di essere  partecipe delle strutture culturali, economiche e delle istituzioni politiche.

È compito della donna non lasciarsi omologare al modello maschile. Se veramente si vuole che la donna sia la novità del terzo millennio, occorre che la politica, l’economia, le relazioni umane, sociali e familiari siano permeate dalla sua spiritualità e dalla sua cultura sapienziale.

Dal suo esser donna.

Non è, dunque, una questione di aumento del tasso di rivendicazionismo, in sé e per sé. Ciò che serve, oggi, è la cultura sapienziale femminile, che è fatta da una visione della vita più adeguata a uno sviluppo non violento, sostenibile e relazionale. Dico ciò riferendomi allo storico complesso di superiorità in base al quale si è operata una sorta di divisione del lavoro: agli uomini le funzioni nobili, alle donne quelle residuali. Una divisione che a partire dalla rivoluzione industriale, in quanto legata alla produttività e all’accumulazione del capitale, poneva l’uomo in rapporto di superiorità sulla donna, come anche gli adulti su giovani e anziani.

Una condizione che ha finito per favorire il modello di sviluppo razional-mercantile, con protagonista l’uomo ed emarginata la donna.

Dunque, ancora un cammino lungo e irto di difficoltà e pregiudizi è quello che attende ancora

la donna. Un cammino non agevolato, occorre dire, da tanti, troppi stereotipi culturali che si narrano intorno alla questione femminile. Tipico quello di pretendere di classificare e graduare la condizione femminile in funzione di una divisione di Paesi cosiddetti sviluppati e Paesi cosiddetti sottosviluppati, fra Paesi a Sud del mondo e Paesi a Nord del mondo.

donna islam_600X220_90_CLa comunità internazionale deve far sentire forte la sua voce in quelle aree dove la donna è considerata una macchina produttrice di figli senza anima, o mero oggetto di sfogo sessuale maschile. Un sottoprodotto umano. E’ necessario che si intervenga, anche con la forza per fermare i fondamentalismi mascherati della religione, tipo quella islamica, che assoggetta la donna a forme di schiavitù fino a deciderne la vita o la morte.

Un cammino irto e difficoltoso quello del recupero del ruolo della donna che va, comunque, compiuto.

Ecco, il fenomeno interessante è che tutto ciò non è restato senza effetti sul piano politico, anche questo, io credo, vada inquadrato bene in questo momento: a Pechino, quando si fece la

Quarta conferenza dell’ONU sulle donne, più interessante è ricordare che in sua concomitanza ci fu una grande assemblea, chiamiamola così, un grande incontro di reti di donne, di organizzazioni non governative, donne di partiti, donne scrittrici, donne di sindacati, reti di giornaliste, un incontro di donne e questo è stato l’inizio di qualcosa.

Ruggiero Gennaro