Caso Orlandi, fratello di Emanuela: “Ossa al Teutonico dovevano essere analizzate a prescindere”

Caso Orlandi, fratello di Emanuela: “Ossa al Teutonico dovevano essere analizzate a prescindere”

La famiglia di Emanuela Orlandi non si ferma dopo l’archiviazione disposta dal Vaticano sulla presunta sepoltura al cimitero Teutonico della figlia del commesso Vaticano di cui si sono perse le tracce dal giugno del 1983. Il Vaticano ha fatto sapere alla famiglia che può procedere in via privata. “Ma come si fa? – dice Pietro, il fratello di Emanuela, all’Adnkronos – Sanno che costa decine di migliaia di euro un’analisi del genere. Il punto è che quelle ossa trovate al Teutonico riguardano indagini che ha fatto il Vaticano, non le nostre richieste, e la scoperta successiva di questa botola con le ossa. Erano analisi che dovevano portare a termine, a prescindere da Emanuela”.

Pietro Orlandi lamenta: “Stiamo parlando di 26 sacchi di ossa mai analizzate perché in un giorno e mezzo 26 sacchi non si analizzano. Ci sono una settantina di ossa analizzate solo a vista. Non dico, intendiamoci, che tra quelle ossa ci sono quelle di Emanuela ma perché lasciare dubbi di qualsiasi tipo nell’opinione pubblica? Non viene a loro il dubbio di cercare di capire che ossa fossero? Dovrebbero spiegare il perché dei crani di bambini in un ossario. Il Vaticano continua nella sua opacità”.

Pietro Orlandi racconta che a gennaio ogni giorno andava al tribunale Vaticano con la stessa istanza, ogni giorno: “Solo il Covid mi ha fermato. Davanti all’emergenza mondiale in questo momento c’era il massimo rispetto del silenzio. Il mio è un dolore famigliare davanti ad una pandemia. Prima, due mesi di istanze e mai una risposta. Il pm non ha mai incontrato il nostro legale. Noi non ci fermiamo, questa era una parte dell’inchiesta ma ci sono tante risposte inevase. Noi eravamo vincolati al segreto istruttorio fino a chiusura dell’inchiesta. Archiviano perché sanno che al cimitero di Emanuela non c’è nulla ma non sanno come uscirne”.

“Noi andremo avanti perché il desiderio di giustizia è ancora più forte di prima” dice all’Adnkronos l’avvocato Laura Sgro’, legale della famiglia di Emanuela Orlandi, dopo la notizia dell’archiviazione del procedimento relativo alla presunta sepoltura dei resti in Vaticano, presso il cimitero Teutonico.

“Il riscontro analitico fatto dal consulente della Santa Sede è stato solo visivo. Le indicazioni che erano suggerite dai nostri consulenti Giorgio Portera e Laura Donato non hanno avuto alcun seguito, pur avendo indicato protocolli e pubblicazioni riconosciuti a livello internazionale, dove veniva indicato il metodo del radiocarbonio come unico riscontro certo. Archiviare un’indagine di questa natura dopo aver visto semplicemente le ossa – sottolinea Sgro’ – non è condivisibile. Allo stesso modo non è condivisibile lasciare alla discrezionalità della famiglia Orlandi le eventuali future analisi sulle ossa, tenuto conto che si tratta di esami costosi e probabilmente non sostenibili dalla famiglia”.

“Tutto – aggiunge il legale – avviene durante l’emergenza Covid con le evidenti difficoltà negli spostamenti per i nostri consulenti. Qualche riserva sulla piena collaborazione del Vaticano ce l’abbiamo. Noi attendiamo ancora risposte su tutte le ulteriori istanze presentate”.  (adnkronos)

Redazione

 

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