downloadLa mafia torna a signoreggiare la Sicilia. Non è la mafia di Totò Riina, che in carcere si diverte, lui che nessuno riusciti ad intercettare quando era libero, a farsi intercettare seminando zizzania con messaggi, pizzini, magari in codice, in lettere fenicie. Non è quella di Provenzano né quella di Messina Denaro. E’ la mafia dell’antimafia degli “imprenditori” del “no al pizzo”, che il pizzo se lo fanno pagare dalla Regione e dallo Stato, mentre magistrati loro protettori danno spettacolo con il grottesco processo per il tentativo di subire le minacce della mafia (quella vecchia, Cosa Nostra).

Leonardo Sciascia lanciò, anzi lasciò che si lanciasse a suo nome, l’espressione, che, conseguentemente trovava esatta e valida, di “professionisti dell’antimafia”. Espressione demonizzata dai suddetti professionisti, magistrati, politicastri, pennivendoli, vescovi e preti.

 

Sono passati decenni. L’antimafia è cresciuta, ha coinvolto nella demonizzazione (tutti concorrenti esterni) quanti hanno osato disubbidire ai suoi imperativi, alle sue speculazioni, alla sua pseudocultura, ai suoi affari politico-ecologici, ai suoi privilegi di concessioni e monopoli. Alle carriere sono seguiti gli appalti, gli affari. Ai “professionisti” sono seguiti gli “imprenditori”. Imprenditori antimafia: quelli del “no al pizzo”, ma anche quelli del “non più pizzo”, ché, vantarsi di aver rifiutato di continuare a pagare per qualcuno è stato più redditizio. Beato il figliol prodigo, che per lui si uccide il vitello grasso.
Il vitello grasso che di uno di essi è stata la gestione di una mega discarica e una prestigiosa vicepresidenza di Sicindustria.
Oggi quattro o cinque di questi “imprenditori antimafia” tengono in pugno il governo regionale di Crocetta. Hanno costretto alle dimissioni un magistrato “antimafia”, Marino, che era il fiore all’occhiello della giunta “antimafia” di Crocetta.
Le mani di questa industria dell’antimafia si protendono sempre in nuovi settori. Gli scandali delle loro imprese, vengono ignorati.
Sempre nuovi ascari passano al loro servizio: nella politica, nella stampa locale, tra i funzionari. E guai a chi si para loro davanti, a chi non sta al loro giuoco.
Il Partito Democratico, pur essendo rimasto il solo esistente in Sicilia, come altrove, è snobbato da Crocetta: conta per lui meno di un usciere di uno di questi baroni di un industria di rapina. Uno Statuto assurdo, rende Crocetta libero da ogni controllo dell’Assemblea regionale.
Oramai la mafia dell’antimafia, divenuta padrona dell’economia dell’Isola, si sta omologando alla mafia-Cosa Nostra, adottandone i metodi tradizionali. Casi di Sindaci minacciati di morte dopo aver espresso posizioni di resistenza all’affarismo di questi paladini di Crocetta, si ripetono. Altri sono caduti sotto i colpi puntuali di una magistratura che applaude a questi nuovi “pentiti”. E li protegge.
“La Sicilia è metafora”. Lo diceva Sciascia. Presto ne faremo una prova generale in tutta Italia.
Maurizio Mellini www.giustiziagiusta.info