Renzi_MarinoMancano poche settimane alle amministrative di Roma e la questione si fa ogni giorno più interessante. A sinistra, ad esempio, è l’ex sindaco Ignazio Marino ad andare all’attacco e lo fa nel corso della presentazione del libro “Un marziano a Roma”. Da Matteo Renzi e al candidato scelto dal Pd per la corsa in Campidoglio Roberto Giachetti, Marino non risparmia critiche a nessuno. E mentre parla di quest’ultimo si confonde  e sbaglia il nome. Lo chiama Riccardo invece di Roberto: “Non lo conosco personalmente mentre Virginia Raggi sì” si giustifica. Poca cosa, niente di grave. Poi va oltre. E lancia un’offensiva contro chi lo ha sfrattato brutalmente dal Campidoglio. Allora l’ex primo cittadino non lo dichiara ma nemmeno lo esclude di ricandidarsi e va giù duro: “Se avessi ascoltato i consigli del Pd sarei in cella di isolamento”. Risponde così a chi gli chiede se durante il suo mandato non si fosse un po’ isolato politicamente.

Marino: “Sugli scontrini non ho nullla da dire” “Credo che in questo momento i partiti non hanno più la dignità per esprimere una candidatura in una città come Roma. Spero in un movimento e una mobilitazione civica, non ho detto che mi ricandido, la mia candidatura sarà tema di dibattito nelle prossime ore”. Marino sostiene che sono stati fermati i cambiamenti da lui messi in atto e rimarca di “non aver mai utilizzato denaro pubblico per fini privati”. Secondo lui, il Pd avrebbe voluto che emigrasse in Alaska o Nuova Zelanda, “ma sono rimasto a Roma a studiare e scrivere e incontrare le tante persone che hanno apprezzato il cambiamento radicale che abbiamo portato avanti”. “Sulla questione dei miei scontrini non ho più nulla da spiegare. Mi vengono imputati 12mila euro di spese e quando verrò chiamato a spiegare darò tutte le indicazioni. Mi piacerebbe che la stessa trasparenza venisse utilizzata dal presidente del Consiglio, che ha speso in un anno, come presidente della Provincia di Firenze, 600mila euro in spese di rappresentanza, rapidamente archiviate dalla magistratura contabile”, fa sapere Marino.

Marino: “Il caso affittopoli scoperto dalla mia giunta” Parla a tutto campo e sottolinea l’azione del Campidoglio che, sotto la sua guida, aveva anticipato il lavoro portato avanti dal commissario straordinario Tronca su affittopoli. “Noi non abbiamo avuto nessuna attenzione da tutti voi quando nel marzo 2015, con gli assessori Nieri e Cattoi, abbiamo pubblicato un database con i dati degli immobili comunali. Ve ne siete accorti 12 mesi dopo, quando lo ha affermato Tronca dopo essere andato a controllare quello che avevamo fatto noi. Quindi non posso che essere soddisfatto che il nostro lavoro venga portato avanti”.

Marino vs Pd Spara a zero sul suo vecchio partito: “Il Partito democratico nel 2008, chiudendosi in una stanza e scegliendolo, ha voluto candidare Francesco Rutelli. Allora avevano scelto il candidato sindaco del 1993 che ricorda il secolo passato, adesso hanno scelto il capo della segreteria del candidato sindaco del 1993. Non mi sembra un grande passo avanti”. E poi non evita critiche al premier Renzi, accusato di “aver fermato i cambiamenti” voluti dal sindaco “marziano”. “Stanno ricomparendo i tavolini abusivi – spiega -, non sono state riparate le strade, non è stato attuato il piano di sostituzione di 192mila lampadine led in tutta la città”. E sul “caso papa Francesco”, chiosa: “Le sue parole sono state strumentalizzate dalla politica”. “Quando sono arrivato il debito di Roma aumentava di un milione al giorno. Non immaginavo di trovare questa situazione”.

Carbone: “Marino fa la vittima” La risposta del Pd non si fa attendere e, mentre Matteo Orfini liquinda il marziano con un secco “Non faccio le recensioni dei romanzi fantasy…”, il resto del partito fa sapere in una nota: “Un sindaco che sa fare il suo lavoro, parla coi fatti. Un sindaco che non è capace, fa la vittima. Roma ha già pagato un prezzo troppo alto per le chiacchiere di Marino. Non lo inseguiremo nei suoi deliri”. E’ Ernesto Carbone a parlare. L’esponente della segreteria Dem aggiunge: “Se ha qualcosa di interessante da dire sotto il profilo giudiziario, vada in tribunale. Il resto è solo il meschino addio di un uomo che si è mostrato incapace di governare la Capitale d’Italia”.

Marino vs M5S Un affondo contro il Movimento 5 Stelle: “Ho avuto sin dall’inizio un rapporto molto diretto con il M5S e con i quattro eletti in consiglio comunale. All’inizio si presentarono, mentre io stavo formando la giunta, con delle tavole sinottiche molto ben preparate in cui mettevano a confronto il mio programma elettorale con il loro ed era per l’80-90% sovrapponibile. Chiesi una loro disponibilità al governo della città, essi fecero un’indagine in rete e la maggior parte dei loro elettori romani rispose “si”, governate insieme. Poi venne un ordine, non ricordo se da Grillo o da Casaleggio, e dissero di “no”. Stessa cosa accadde nel 2014 quando io avrei visto volentieri nel governo del consiglio comunale la presenza del M5S. Purtroppo anche in quell’occasione si tirarono indietro. Io ho la sensazione che è una forza che non vuole le assumersi la responsabilità del governo”.

“Un marziano a Roma” Infine Marino spende qualche parola sul suo libro. “Non è né un testamento né una vendetta, è un libro semplicemente. Raccogliere dati, studiarli e archiviarli fa parte dei compiti di un professionista. Nasce come un gesto di amore verso una città, verso i tanti romani e romane per bene. È un’analisi per capire il perché abbiamo tante difficoltà nei trasporti, perché si è permesso che si costruisse in luoghi senza strade e asili, del come si sia arrivati a un tale debito nel 2008. E perché tutto questo deve essere fermato”. Parole sante, tante risposte giuste. Peccato che Marino abbia già avuto la sua occasione. A sentirlo parlare sembra, invece, che al Campidoglio lui non ci sia mai salito. Alieno in patria.