Il malato d‘Europa. Quello che oggi sembra un termine dispregiativo, attribuito da Bruxelles a vari paesi del sud dell’Europa, era in realtà nemmeno vent’anni fa utilizzato comunemente dagli economisti di tutto il mondo per un paese che oggi è invece considerato il motore economico dell’Europa e campione dell’export: ossia la Germania.
Con il famoso libro Ist Deutschland noch zu retten? (Si può salvare la Germania?) – pubblicato nel 2003 – dall’economista Hans-Werner Sinn si diagnosticava una situazione miserabile per il paese: il sistema educativo era considerato malfunzionante, la competitività era debole e i sistemi di sicurezza sociale erano causa della disoccupazione crescente. Di fatto, l’economia tedesca ebbe una contrazione dello 0,4% nel 2003. Inoltre, il tasso di disoccupazione dell’anno successivo era dell’11,4% (nello stesso anno in Italia era l’8%), un record dalla riunificazione avvenuta nel 1990. Fu questa situazione che spinse l’allora Cancelliere del governo tedesco Gerhard Schröder a intraprendere una riforma del mercato del lavoro e dello stato sociale per affrontare i problemi del paese: la cosiddetta Agenda 2010.
Approvata dal Partito Socialdemocratico e dai Verdi (un governo di sinistra), essa prevedeva varie riforme tra cui anche l’introduzione del cosiddetto sussidio sociale, chiamato Hartz IV. Tale sussidio economico è rivolto a chi ha perso il lavoro (per un periodo superiore a un anno) oppure rappresenta un aumento di reddito per chi ha un salario basso. Tuttavia, l’erogazione dell’assegno dell’Hartz IV è condizionata ad alcuni obblighi: dichiarare i propri beni, cercare attivamente un lavoro, accettare percorsi di formazione lavorativa, non avere più di una determinata somma sul contro corrente ecc.
Negli ultimi anni, l’Hartz IV si è ritrovato più volte al centro di controversie politiche, soprattutto da parte di alcuni politici del Partito Socialdemocratico, poiché considerato una delle cause che hanno portato al calo dei consensi progressivo fatto registrare dall’SPD. Tuttavia per alcuni è proprio la riforma Hartz IV il motivo principale per cui la Germania ha superato la crisi economica del 2007-2009 così bene, per altri invece ha determinato una disuguaglianza crescente.
È proprio l’Hartz IV il modello di riferimento per il Reddito di cittadinanza, approvato da poco dal governo 5Stelle-Lega. In effetti, il Presidente del consiglio Giuseppe Conte h affermato pubblicamente di aver chiesto alla Cancelliera Merkel di approfondire questo tema durante il loro primo incontro. Di conseguenza, per chi vuole valutare l’introduzione del Reddito di cittadinanza si pongono due domande. Il primo quesito riguarda il successo o meno avuto dalla riforma Hartz IV. Mentre il secondo riguarda l’applicabilità della riforma in Italia.
La questione se l’Hartz IV sia effettivamente un modello di successo è molto contestata sia dall’opinione pubblica tedesca che dagli esperti economici. È interessante notare che sia le critiche sia le voci a favore si trovano in quasi tutti gli schieramenti politici. Il presidente dell’Istituto dell’economia tedesca di Colonia (IW Köln), il prof. Michael Hürther, ha scritto in un’editoriale per il giornale BILD nel dicembre 2014 (il decimo anniversario della riforma) che l’Hartz IV è stato un successo senza se e senza ma. Secondo Hürther, l’introduzione della riforma Hartz IV ha portato alla diminuzione drastica del tasso di disoccupazione ed inoltre ha ridotto anche il rischio di aumentare la povertà. Anche l’analisi dell’INSM (Institut Neue Soziale Marktwirtschaft) nel febbraio 2019 è arrivata ad una conclusione simile. Secondo l’Istituto di ispirazione liberale, infatti, la riforma avrebbe ridotto la disoccupazione dimezzando in particolar modo quella giovanile in pochi anni. Questa tendenza non è stata interrotta neanche durante la crisi finanziaria degli anni 2007-2009. Un ulteriore vantaggio sarebbe stato inoltre quello di ridurre la dipendenza delle persone dai sussidi sociali fornendo allo Stato la possibilità di ridurre le spese in quell’ambito.
Altri economisti, però, sono più scettici riguardo al successo attribuito all’Hartz IV.
I due professori Andrey Launov e Klaus Wälde dell’università di Magonza hanno sostenuto in uno studio del 2013, che la causa per il Boom tedesco e per il calo della disoccupazione sia derivato in particolar modo dalla riforma dei cosiddetti Jobcenter (Centri per l’impiego). Peter Bofinger, professore di economia all’università di Würzburg, nel suo articolo “Hartz IV The Solution to the Unemployment Problems in the Eurozone” del 2017, supporta la tesi che la riforma non avrebbe mai avuto il successo che le viene attribuito. Secondo Bofinger, le cause del calo della disoccupazione sarebbero sia le conseguenze economiche della riunificazione tedesca nel 1990, sia la moderazione salariale in Germania negli anni precedenti. Perciò è arrivato alla conclusione che il successo erroneamente attribuito alla riforma, non sia ripetibile in altri paesi dell’eurozona come per esempio in Italia.
Supponiamo, solo per un momento, che l’Hartz IV sia uno strumento funzionante con un grande potenziale per le economie nazionali. Sorge quindi spontanea la domanda se e come possa effettivamente essere adattato anche al caso italiano.
Il funzionamento del sistema Hartz IV richiede una rete ben sviluppata di Centri per l’impiego, che al momento in Italia rimane una incognita. Inoltre, gli incentivi a lavorare anziché fare affidamento sullo Stato sono efficaci solo se si possono creare veri e propri posti di lavoro. Tale aspetto appare particolamente complesso soprattutto nel sud del paese dove c’è una mancanza di prospettive. Infine, uno strumento come l’Hartz IV può funzionare solo in combinazione con un mercato del lavoro flessibile. Tutte queste condizioni fanno dubitare del successo del Reddito di cittadinanza.
Tim Wörner – leoniblog.it
