In corso colloqui tra Fca e Peugeot per una fusione da 50 miliardi di dollari

In corso colloqui tra Fca e Peugeot per una fusione da 50 miliardi di dollari

Una fusione tra Fca e Psa (il proprietario dei marchi Peugeot e Citroen) creerebbe un ‘gigante’ da 50 miliardi di dollari (45 miliardi di euro). Il gruppo Fiat-Chrysler aveva avuto colloqui con la Renault in primavera, ma le trattative si interruppero bruscamente all’inizio di giugno. L’amministratore delegato di Peugeot, Carlos Tavares, aveva affermato qualche settimana prima di prima di essere “aperto a qualsiasi opportunità che potesse presentarsi”, anche se allora non erano in corso discussioni. “Tutto è aperto, si può sognare di tutto”, aveva detto a marzo al Motor Show di Ginevra.

Lo scorso anno, Psa ha realizzato un fatturato di 74 miliardi di euro e Fca 110 miliardi. Sul mercato azionario, il gruppo francese capitalizza 22 miliardi di euro rispetto ai 18 miliardi dell’italo-americano. Insieme le due case vendono nel mondo 8,7 milioni di auto. Un numero che collocherebbe il nuovo gruppo al quarto posto dopo Volkswagen, che vende 10,8 milioni di auto, così come Nissan-Mitsubishi, Toyota, 10,6 milioni. Superando invece General Motors che immatricola 8,4 milioni di veicoli.

Non solo, Fca aumenterebbe il suo business europeo grazie ai 2,5 milioni di veicoli venditi da Peugeot che si sommerebbero al milione di Fiat Chrysler. Nel Vecchio Continente il neo gruppo se la batterebbe con Volkswagen che ha una share di mercato del 24%.La fusione dei due gruppi riunirebbe i marchi Alfa Romeo, Chrysler, Citroen, Dodge, DS, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot e Vauxhall.

Il dialogo e il “no comment” tra i due colossi

La notizia dei colloqui in corso è stata riferita dal Wall Street Journal. Secondo una fonte vicina al dossier, citata dal giornale americano, una possibilità che le due parti stanno discutendo è una fusione a parti uguali. Nel nuovo colosso automobilistico, l’amministratore delegato di Peugeot, Carlos Tavares, diventerebbe il ceo mentre John Elkann, presidente della Fca, assumerebbe lo stesso ruolo nella nuova società.

Sempre secondo la fonte, i colloqui sono allo stato ancora ‘fluidi’ e potrebbero essere prese in considerazione altre opzioni. In questa fase non vi sarebbe alcuna garanzia che un accordo finale sia raggiunto. “Non commentiamo le voci di mercato”. Così all’Afp un portavoce della casa automobilistica francese ha risposto alle prime voci sul dialogo tra Fca e Psa Group, il proprietario dei marchi Peugeot e Citroen. Un “No comment” arrivato anche da parte di Fca.

La reazione dei sindacati

“Non sono a conoscenza di questi contatti: una cosa è certa, il fatto che Fca cerchi partner internazionali per realizzare joint venture è positivo. L’importante è che Fca continui a valorizzare gli stabilimenti e le produzioni italiane”. Così il leader della Uilm, Rocco Palombella, commenta le indiscrezioni sulla fusione. “Soprattutto – aggiunge – i partner a cui si rivolge debbono aver un vantaggio dal punto di vista dell’elettrico che è il valore aggiunto di cui Fca ha bisogno”.

“Qualsiasi alleanza deve essere utile a crescere nei mercati asiatici, ad avere tecnologie e risorse per la transizione all’elettrico”. Lo afferma all’Agi il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli. “Difficile commentare delle indiscrezioni ma pare ci sia qualcosa di più, non è la prima volta che Elkann e Tavares si parlano. A Wall Street, Fca sale subito con +8%. Sia il gruppo Fca che Psa hanno bisogno di alleanze. Sarebbe un clamoroso smacco per il governo francese che ha perso l’occasione di creare un campione europeo dell auto con Fca e Renault”.

“L’importante è tutelare l’occupazione in Italia”. Questo è invece il commento di Michele De Palma, membro della segreteria nazionale Fiom per l’auto. “Visto che stiamo parlando di una questione che riguarda due multinazionali e anche due Paesi è indispensabile che non rivediamo quello che è successo con la vicenda Renault, ma che il governo e la presidenza del Consiglio tutelino la capacità di ricerca e sviluppo che abbiamo nel nostro Paese perché da questo dipende tutto il mondo della componentistica dell’Italia, in un momento di grande trasformazione del settore dell’automotive. Abbiamo un interesse comune nel nostro Paese ed è legata al fatto che c’e’ una capacita installata di produrre 1,5 milioni di veicoli in Italia: qualsiasi ipotesi di accordo o fusione o joint venture deve partire dalla piena occupazione e produzione degli stabilimenti italiani”.

Il precedente tentativo con Renault

Prima di arrivare alla proposta di fusione con PSA, a inizio giugno, Fiat-Chrysler aveva ritirato la propria offerta di fusione con il gruppo Renault, presentata il 26 maggio scorso. In questo modo, il gruppo Italo-americano aveva rifiutato l’invito dello Stato francese (che detiene il 15,1% di Renault) di attendere ulteriormente prima che il governo prendesse una decisione sulla fusione.

A sei mesi di distanza dal fallimento del matrimonio con Renault, appare ora come premonitore un titolo dell’edizione francese di Forbes che, il 30 maggio scorso, si chiedeva se Psa fosse davvero esclusa dalla partita delle fusioni.

Bruno Le Maire, il ministro delle finanze d’oltralpe aveva detto, a fine maggio, che la fusione rappresentava una “reale opportunita’”. Ma il rifiuto di Fiat rispediva al mittente anche quattro pesanti condizioni, poste dall’esecutivo di Parigi. Tra queste figurava il mantenimento di posti di lavoro e siti produttivi in Francia, ma anche la partecipazione del soggetto nato dalla eventuale fusione, al consorzio franco-tedesco dei costruttori di batterie elettriche, presentato poche settimane prima.

Per il perfezionamento della fusione serviva anche l’accordo esplicito di Nissan, l’alleato di Renault. Il costruttore giapponese non aveva mostrato ostilità verso l’ipotesi di fusione ma non aveva mancato di sottolineare che questa avrebbe modificato “in maniera significativa la struttura”.

Anche per questo, il governo francese si era impegnato a chiedere che la fusione avvenisse all’interno del “quadro dell’alleanza tra Renault e Nissan”, oltre ad una governance equilibrata tra Fiat-Chrysler e il resto del gruppo.

Se fosse andata in porto, la fusione tra Renault et Fiat avrebbe dato origine un gruppo del valore borsistico di oltre 30 miliardi di euro e una capacita’ produttiva annua di più di 8,7 milioni di veicoli. Sommando ad essi, quelli prodotti dall’alleato giapponese di Renault, si sarebbe arrivati alla soglia di 16 milioni di veicoli all’anno.

Ben oltre i 10,6 milioni prodotti ogni anno rispettivamente dai concorrenti Volkswagen e Toyota. Il progetto di fusione con il costruttore franco-giapponese era in linea con le dichiarazioni fatte, a inizio 2019, dal Ceo di Fca, Mike Manley che aveva detto che la soci sarebbe stata favorevole a diversi accordi.

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