Risparmio, primo ok Senato a tetto 30% voti fondazioni“Che cos’è questa faccenda del Senato?” Chi pone questa domanda appare poco informato. Forse guarda i parlamentari che si accapigliano a Palazzo Madama come si guardano i pesci nell’acquario, uno spettacolo più per gli occhi che per le orecchie. Ma sarebbe un giudizio sbagliato. Infatti il disinteresse ha una sua giustificazione. In qualunque Paese le istituzioni valgono quanto le persone in cui si incarnano. Il sistema giuridico e giudiziario italiano è fatto in modo da prevedere i singoli casi con le loro più sottili sfumature e per vietare che il potere del singolo possa trasformarsi in prevaricazione. Nel sistema della common law, invece, il magistrato è molto più libero e tuttavia la giustizia britannica è migliore della nostra. Ed anche il magistrato inglese è molto più rispettato del magistrato italiano. Tutto ciò conferma che è inutile avere leggi particolareggiate, e magari rinnovarle ad ogni stormir di fronde, se poi quelle stesse leggi non sono applicate o sono applicate male.

Tutto ciò vale anche per il Senato. Noi abbiamo il sistema del bicameralismo perfetto: le due Camere hanno esattamente gli stessi poteri e una legge, per essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, deve essere approvata nell’identico testo da ambedue i rami del Parlamento. Se uno dei due riceve la legge votata dall’altro e la modifica, poi la legge deve tornare al mittente e questi deve approvarla di nuovo. Sempreché non la rimodifichi a sua volta, nel qual caso… È evidente che in queste condizioni passano i mesi e a volte gli anni. Dunque si dice: aboliamo il Senato e si potrà finalmente governare l’Italia. Magari fosse così.

Innanzi tutto l’Italia produce già troppe leggi. Anche con questo sistema tardigrado. Dunque dovrebbe produrne di meno e applicarle sul serio, invece di modificarle continuamente. Poi è vero che il bicameralismo può essere usato per stupide affermazioni “di principio”, per ritardare l’iter di una legge e perfino per infinite logomachie: ma se ambedue i rami del Parlamento avessero una maggioranza stabile e disciplinata, già oggi una legge potrebbe essere votata in breve tempo. Invece da un lato gli stessi parlamentari della maggioranza a volte disobbediscono al loro partito, dall’altro le minoranze sono sempre felici se possono tendere un agguato per votare qualcosa di assurdo e mettere in imbarazzo il governo. Non è il sistema, che è sbagliato, è l’uso che se ne fa. Il Parlamento è il teatro in cui va in scena la faziosità nazionale.

Il Senato rallenta la produzione legislativa ma può ancora essere utile contro la malafede parlamentare. Nel caso per qualsivoglia ragione si voti qualcosa di patentemente sbagliato, o contrario alla volontà della maggioranza legittimata dalla volontà popolare, la legge può tornare all’altro ramo del parlamento e c’è modo di correggerla. Paradossalmente – quando in questi giorni la minoranza è riuscita a far passare un suo emendamento – l’ha riconosciuto quel Matteo Renzi che dell’abolizione del bicameralismo perfetto si è fatto l’alfiere. Qualcuno avrebbe dovuto chiedergli se per caso lei non fosse colui che vuole abolire questa possibilità di correzione: ma il giovanotto è troppo simpatico perche gli si facciano domande scomode.

L’attuale battaglia del Senato non è tanto tragica perché si rischia di veder approvata la riforma di Renzi-Berlusconi, o di non vederla approvata: infatti si rischia molto di non riuscire a distinguere i buoni dai cattivi. È tragica perché si discute tanto su questo argomento mentre l’Italia va a rotoli e c’è da prevedere che con l’uno o l’altro sistema saremo lo stesso mal governati.

Questo governo, mentre promette mari e monti, si impegna nelle riforme del Senato e della legge elettorale per darsi l’aria di essere decisionista. In realtà si occupa di iniziative a costo zero che non influiscono sulla vita degli italiani. E infatti non vediamo traccia di veri tagli della spesa, della liberalizzazione del lavoro, della riforma della giustizia o della Pubblica Amministrazione, niente di ciò che potrebbe salvarci.

Noi affondiamo nella melma ogni giorno di più. Quando l’incaricato Cottarelli minaccia di dimettersi, denunciando che invece di ridurre la pressione fiscale si finanziano nuove spese con la semplice previsione dei futuri risparmi, Renzi dice che si potrà continuare senza di lui. Certo, per non tagliare non si ha bisogno di nessuno.

Al Senato gridano e si scalmanano, e i più distratti potrebbero pensare che tutti costoro stiano agendo. Di fatto i più appassionati – come sempre – sono i frenatori. E se si scatenano così quando non si modifica niente d’importante, figurarsi quando veramente si proporrà di cambiare il Paese.

Gianni Pardo da lsblog.it