downloadRiportiamo quanto già pubblicato.

La mia storia. Ma perché proprio a me?!E’ la prima cosa che pensi quando ti diagnosticano una malattia. Ma a 21 anni con un passato da sportivo rimani incredulo, intontito da tanti termini nuovi. 

Quando mi dissero che non potevo più fare sport, studiare, avere figli ed avere una vita normale allora li si, che ti crolla il mondo addosso.

Era il 1996, un buon anno per il vino ma non per la mia vita. Dopo mesi ricoverato in ospedale, una diagnosi di mielite trasversa cosa che tra l’altro pensavo fosse una malattia dolce o qualcosa legata al diabete, confuso da ciò che mi era stato detto e dal quanto allarmato decisi ad affidarmi ad un ospedale prettamente neurologico visto che questa malattia mi dissero era una malattia neurologica.
Beh devo ammettere che mi sembrava essere entrato nel mondo della ‘felicità’ , perché a confronto dell’altro ospedale in cui mi sentivo in un girone dantesco ed usato come cavia, in quest’altro i medici erano sorridenti, i pazienti erano felici anche se alcuni erano sulla sedia a rotelle, i dottori mi ispiravano molta più fiducia e la mia autostima stava rinascendo.
Ma dopo aver esaminato nuovamente la mia cartella clinica mi diagnosticarono la sclerosi multipla. Mi preoccupai, anche perché l’avevo solo sentita nominare e a quell’epoca non si sapeva quasi nulla su di essa e le voci di qualche demente dicevano che era addirittura sessualmente trasmissibile!
Allarmato feci il terzo grado ai medici che mi rassicurarono che ciò che si leggeva su qualche giornaletto idiota o su internet non rispecchiava la verità scientifica. Chiesi loro se c’era qualche soluzione, qualche medicinale insomma per guarire questa sclerosi multipla. Secondo il loro parere non si poteva guarire, ma con i farmaci si poteva avere un tenore di vita normale. Però alla mia domanda: finirò sulla sedia a rotelle, il medico fece una battuta, un sorriso e se ne andò.

Ed ecco che iniziò il mio calvario, dal primo medicinale che mi diedero, pensavo che assumere questo genere di medicinale fosse come prendere un aspirina visto che era l’unico che avessi preso in vita mia. Invece mi riscontrai con una realtà ben diversa da ciò che immaginavo. Mi dissi, ok va bene, fare ogni giorno una punturina tipo insulina non mi avrebbe complicato la vita. Se lo fa un diabetico perché non lo può fare una persona che ha la Sclerosi multipla?

Ma non era proprio cosi, sono 2 farmaci completamente diversi. Questo tipo di farmaco dal mio canto mi dava parecchi problemi, l’esempio più palese era questa febbre costante che pensai sarebbe stata solo questione di abitudine. Non era facile convivere una vita attiva con una febbre costante che mi limitava moltissimo fisicamente. Ad una altra visita neurologica dopo aver esposto il mio problema decisero di cambiare farmaco essendo dopo anni usciti dei nuovi. E non fu l’unica volta che cambiai farmaci, metodi e ospedali. La mia situazione continuava a peggiorare fino ad arrivare alla sedia a rotelle e negli ultimi 5 anni ad avere una ricaduta all’anno.

Nell’ultimo ricovero la mia situazione era veramente drastica, parlavo addirittura sbiascicando e solo tentare ad alzarmi dalla sedia a rotelle e fari i passaggi sedia-wc e sedia-letto era diventata un impresa drastica e durante i passaggi molto spesso cadevo per terra. In tutte queste volte la mia testa capì quanto era duro il muro! In ospedale al colloquio con il medico esso mi propose un farmaco innovativo. Si trattava di fare una flebo al mese, mi spiegò la metodologia del farmaco, i suoi vantaggi ed io decisi di provarlo non tenendo conto però dei lati negativi. Cosi mi ritrovai con delle persone come me, in una stanza accogliente, con delle poltrone accoglienti e con delle infermiere accoglienti.
Effettivamente i primi 10 mesi stavo bene, non avevo ricadute ma il 12° mese senti che il mio corpo voleva divorziare dal farmaco. Pensai, accidenti questo è un grosso casino! Vedendo per caso una trasmissione televisiva sentì di questa CCSVI (Insufficienza venosa cronica cerebrospinale) scoperta da prof. Zamboni, la cosa mi incuriosi moltissimo presi mille e più informazioni , mi informai in internet. La convinzione di fare questo controllo era sempre più forte fino al punto di trovare risposte alle mie domande. La prima cosa che dovevo fare era un Eco color dopler (ECD) che diede risultato positivo al CCSVI secondo il protocollo Zamboni, il passaggio successivo era la PTA ed andai a colloquio col il dottore che mi doveva operare.
Dopo l’intervento mi senti strano, più leggero, vedevo anche meglio, le mani e i piedi erano caldi, mi sentivo diverso e specialmente che ero sulla strada giusta.
Dopo 4 mesi feci la fisioterapia in un bellissimo ospedale e stava andando veramente bene, stavo ottenendo degli ottimi risultati, ero felice, avevo voglia di ricominciare una vita persa ma l’ultima settimana prima delle mie dimissioni mi sentivo come se dovesse iniziare il calvario di prima. Ricominciai a essere di nuovo stanco e rintontito, la forza delle gambe stava di nuovo calando e la mia autostima era di nuovo messa in discussione. Alle dimissioni presi un appuntamento per fare di nuovo un Eco color dopler col protocollo Zamboni che fortunatamente riuscì a farlo velocemente. Preoccupato di aver in corso una ristenosi il dottore mi assicurò che le mie vene erano perfette come dopo l’operazione. Pensai ma allora cosa sta succedendo, perché mi sento cosi?
Speravo che i miei dubbi non fossero certezze e quella probabilità che avevo sentito non si avverasse. E invece si, dopo qualche settimana mi svegliai non vedendo più molto bene. Allarmato andai al pronto soccorso di un ospedale neurologico, mi fecero tanti controlli, domande tanto di tutto e mi tolsero anche quel dubbio che avevo e che poi divento certezza. La sospensione dell’ultimo farmaco prima dell’intervento anche se aveva dato dei benefici mi si era rivolto contro causandomi una lesione sul nervo ottico.thumb_59c075eb2d6ede791dff615c

Era settembre quando un amico, sapendo che non riuscivo ad uscire dal mio problema mi presentò ad un medico, Francesco Dario Labate e che forse secondo lui mi poteva aiutare. Era molto gentile, preparato e non mi promise niente. Proprio perché non mi promise niente che mi convinse a provare il suo metodo ‘Labate’ come lo chiamavano tutti.
Mi informai subito e dopo poco più di una settimana mi decisi a contattarlo per iniziare la terapia. Non mi è sembrato difficile anzi il contrario visto che non c’erano buchi, vene bruciate e sperando nessuna complicanza, praticamente andai sulla fiducia.
Bene, che bello un’altra volta un altro farmaco chissà mai se farà qualcosa visto che non mi devo bucare. Iniziai incredulo reduce dei farmaci precedenti e scettico visto la semplicità della cura. Ma con mia grande sorpresa già dalla prima settimana mi sentivo cambiare. Se prima mi alzavo in piedi per 5 minuti ora riuscivo a stare in piedi il doppio, la vista piano piano stava migliorando, mi sentivo più energico, più forte, la mia autostima stava crescendo. Man mano che andavo avanti con la cura mi sentivo sempre meglio ero più stabile, più motivato più forte ma decisi ugualmente per capire un po’ di cosa mi stesse accadendo prima di fare una risonanza magnetica (RMN) poi gli esami del sangue, con mio stupore e anche di chi li ha visti notammo che alla risonanza magnetica di lesioni attive non ce n’erano più e gli esami del sangue erano perfetti forse più di quelle di una persona che non ha avuto niente. A distanza di quasi un mese fisso un incontro per valutare la mia situazione. Il Professor Labate mi chiese gentilmente di seguirlo al primo piano, io seduto sulla mia sedia a rotelle gli chiesi logicamente dove fosse l’ascensore. Rispose di seguirlo facendo le scale, incredulo e con un sorriso gli dissi:” ma lei è pazzo?”
Ma decisi lo stesso di alzarmi in piedi e provare, feci un gradino poi un altro, poi un altro ancora, al quarto gli dissi ancora che era un pazzo, al quinto dissi solamente oh ca***, al sesto decisi basta, ma lui essendo più cocciuto di me e scommettendo una pizza mi fece ragionare e decisi di continuare, perché io amo la pizza e se c’era una in discussione potevo anche volare. Arrivato al 15° gradino il caro professore aveva perso la scommessa e mi propose di fare la discesa promettendomi la birra. Eh già, pizza e birra sono il connubio perfetto! Vinte le scommesse mi diede un piano terapeutico riabilitativo da fare a casa compreso salire e scendere le scale di casa mia. Da quel giorno non mi sono fermato più.
E tutt’oggi sono sempre più convinto che grazie a medici coraggiosi che saranno spero, ancora per poco nell’ombra, grazie al loro lavoro e alle loro scoperte che rinascere si può !

fonte rinasceresipuò.blogspot.it