Una batosta dietro l’altra per Elly Schlein. La linea della segretaria del Partito Democratico non piace né ai suoi, né agli elettori come testimoniato dai recenti sondaggi, ma questo è ormai l’ultimo dei problemi per l’ex vice di Bonaccini. L’italo-svizzera è in totale confusionee non ne azzecca più una, emblematica la bizzarra protesta davanti alla sede della Rai in programma mercoledì – con tutti i dirigenti a Sanremo per il Festival – in nome della libertà d’informazione. Fesserie, come sempre. L’ultimo dossier a scottare riguarda le elezioni europee: negli ultimi giorni la Schlein ha traccheggiato sulla sua possibile candidatura, ma non per sua volontà. Al Nazareno il clima è rovente per questioni di big e di quote rosa, tanto da “sacrificare” la (presunta) leader.

I sogni di gloria della Schlein in ottica Europee sono stati archiviati: troppe polemiche e pressioni interne. Anziché guidare il partito, la segretaria ha accettato un compromesso al ribasso: secondo Repubblica, sarà candidata ovunque ma non da capolista o comunque non in tutte le circoscrizioni. Una mossa che le permetterebbe di metterci la faccia – tradotto raccogliere preferenze in tutto il Paese –  ma anche di lasciare la prima posizione in lista ad altri candidati autorevoli, che altrimenti potrebbero addirittura scegliere di non correre. Tra questi un volto di spicco – già citato – come Stefano Bonaccini, che in autunno aveva dato la sua disponibilità ma da settimane non ha contatti diretti con la segreteria.

L’insofferenza all’interno del Partito Democratico, con Schlein travolta dalla magagna delle quote rosa. Pochi giorni fa, ventisei esponenti democratiche hanno inviato una lettera alla segretaria per invitarla a non inseguire il leaderismo della destra, che alle Europee potrebbe sbarrare la strada ad altre donne per il meccanismo della parità di genere  che assegna un numero limitato di posti nelle liste. In caso di candidatura plurima, la Schlein avrebbe compresso la possibilità concreta delle candidate dem di essere elette, un twist clamoroso soprattutto se alla guida del partito c’è una donna autoproclamatasi femminista.

Massimo Balsamo – nicolaporro.it