Nel corso di un dibattito di orientamento del collegio dei commissari Ue, la Commissione europea ha formalizzato una posizione netta sulle relazioni con Pechino, definendo l’attuale stato dei rapporti economici e di investimento come non sostenibile.

L’esecutivo comunitario ha comunque specificato che la linea strategica di Bruxelles rimarrà improntata alla riduzione dei rischi (de-risking) anziché alla separazione delle economie (disaccoppiare), riconoscendo la Repubblica Popolare come un partner fondamentale con cui mantenere aperti i canali di dialogo.

Tuttavia, l’intreccio sempre più stretto tra interessi economici e sicurezza nazionale richiederà una risposta comunitaria più solida e coerente. I dettagli di questa nuova postura economica verranno elaborati nelle prossime settimane e saranno al centro dell’agenda internazionale, a partire dal vertice del G7 di Evian a metà giugno, per poi essere discussi nel successivo Consiglio europeo.


Per ridurre la dipendenza dai mercati asiatici e proteggere l’industria interna, la Commissione europea presenterà nei prossimi giorni una proposta per un nuovo Chips Act. La misura nasce per tutelare l’Europa da crisi di approvvigionamento simili a quella innescata dal caso Nexperia, quando il blocco delle riesportazioni di componenti tecnologici decisa da Pechino aveva paralizzato il settore automobilistico europeo. Il piano punta a incentivare massicci investimenti per la produzione interna di chip e semiconduttori attraverso una sinergia tra capitali pubblici e privati. Parallelamente, si fa sempre più accesa la discussione sull’adozione di misure di difesa commerciale: un documento non ufficiale siglato da diversi Paesi membri – tra cui Italia, Francia e Paesi Bassi – ha infatti sollevato la necessità di introdurre dazi sulla sovracapacità cinese per contrastare l’afflusso di merci a prezzi fuori mercato.


La reazione della Cina alle pressioni di Bruxelles non si è fatta attendere, palesando il rischio concreto di una guerra commerciale. Media statali affiliati all’emittente Cctv hanno ventilato l’ipotesi di dure contromisure di Pechino qualora l’Unione Europea decidesse di procedere con l’introduzione di barriere tariffarie. Secondo fonti interne cinesi, il governo asiatico è pronto ad avviare indagini antidiscriminazione e verifiche approfondite sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento. Le ritorsioni mirerebbero a colpire settori strategici per le esportazioni europee, in particolare i comparti agroalimentare e della moda legati a carne, vino e beni di lusso, che vedono nella Francia e in altri Stati membri i principali fornitori. L’intento di Pechino è quello di applicare i medesimi criteri di sovracapacità all’export europeo, nel tentativo di disinnescare e contestare politicamente le accuse mosse da Bruxelles.

Eliza Anton